Toscana
A Bottegone depuratore a prova di sversamenti
Dopo i passati episodi di inquinamento del torrente Brusigliano, alla Biodepur è stato realizzato un impianto innovativo
PISTOIA. Più volte, in passato, avevano inscenato proteste per via dei cattivi odori che periodicamente entravano dalle finestre delle loro case. Ma adesso, per abitanti della zona sud-est di Bottegone, arriva una buona notizia. D’ora in poi sarà a prova di sversamenti accidentali l’impianto di depurazione di reflui industriali e rifiuti liquidi, attualmente gestito da Biodepur. Dopo l’intervento dell’Arpat nel 2017, in seguito a due incidenti che si erano verificati nell’arco di un mese e che avevano comportato l’inquinamento del toprrente Brusigliano, l’azienda ha realizzato un sistema di controllo del processo in continuo, che va al di là delle migliori tecniche disponibili codificate a livello europeo. . A darne notizia è la stessa Agenzia regionale per la protezione ambientale. Che spiega come la Regione abbia adesso rilasciatouna nuova autorizzazione integrata ambientale (Aia) all’impianto, al termine di un lungo processo di revisione. Scattato, appunto, in seguito ai controlli dell’Arpat di due anni fa. Che avevano accertato «alcune inottemperanze all’autorizzazione ambientale che erano correlate con gli incidenti, ma anche una generale debolezza del sistema di monitoraggio dell’impianto che non offriva garanzie di un allarme precoce in caso di anomalie come quelle che si erano verificate».
In seguito alle contestazioni avanzate, l’Arpat aveva impartito delle prescrizioni per ridurre il rischio che si verificassero nuove situazioni di quel tipo: in pratica l’obbligo di interrompere lo scarico negli orari in cui non era presidiato (durante la notte e nel fine settimana) e precludendo l’utilizzo dei rifiuti liquidi derivanti dalle fosse settiche (come nutrienti del ciclo biologico), costringendo il gestore a rimpiazzarli con più onerosi e meno performanti derivati dell’industria alimentare.
Nel processo di revisione dell’Aia, il gestore ha avanzato una proposta progettuale fortemente innovativa. Un progetto ispirato alla filosofia della prevenzione, con la possibilità di interrompere lo scarico (reinserendolo in circolo), tutte le volte che i parametri del processo indicano l’instaurarsi di una situazione anomala.
«In questa maniera – spiega l’Arpat – lo scarico viene interrotto prima che si possa manifestare una irregolarità e gli interventi correttivi del processo vengono messi in atto in maniera precoce. Inoltre, con questi interventi, il processo di depurazione è stato organizzato in maniera modulare ed il controllo di processo permetterà di individuare le situazioni nelle quali è necessario attivare stadi di depurazione più onerosi e quelle nelle quali, invece, i trattamenti potranno essere ridotti, contenendo i costi e gli impatti ambientali (minor consumo di energia)».
Su richiesta dell’Arpat, il sistema prevede anche la memorizzazione di tutti i parametri e delle principali manovre di conduzione dell’impianto, che restano a disposizione per i controlli per un periodo di due anni.
«Sulla base del nuovo atto autorizzativo – conclude l’Arpat – l’impianto potrà riprendere l’accettazione dei rifiuti delle fosse settiche, svolgendo una sperimentazione sulle loro caratteristiche e sulla possibilità di verificare eventuali anomalie del rifiuto consegnato al momento dell’accettazione». —
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