Italia
San Bartolomeo, il martire che protegge i nostri bimbi
Ogni anno il 24 agosto minori e adulti vanno nella chiesa intitolata al santo per farsi ungere sulla fronte con l’olio benedetto in un rito di protezione
CLAUDIO ROSATI
Si ripete dalla prima metà del ’400 ed è una delle feste religiose locali più antiche d’Italia. Si svolge solo a Pistoia. Ogni anno il 24 agosto, onomastico del santo, bambini e adulti vanno nella chiesa di San Bartolomeo per farsi ungere dal sacerdote sulla fronte con l’olio benedetto in un rito di protezione. È una fila incessante di persone che inizia il giorno della vigilia. Sono qualche decina di migliaia.
Nella piazza, in contemporanea, è un mercato di giocattoli che ormai è solo un’ombra di quello di un tempo quando il dono ai bambini era un fatto straordinario. Nelle pasticcerie si vendono corone con chicchi di pasta frolla, confetti e cioccolatini. Sono residui di un mondo alla rovescia quando il bambino, per un giorno all’anno, era il re della festa. Il ministero per i beni e le attività culturali la sta documentando per inserirla nella lista dei patrimoni culturali immateriali.
È talmente forte il legame tra il santo e l’infanzia che generazioni di pistoiesi hanno chiamato i ragazzi Sambartolomei, perché mai fermi, sempre a terra e sbucciati come l’apostolo a cui nel martirio fu strappata la pelle.
Ma cosa lega Bartolomeo ai ragazzi? Apparentemente nulla. Se guardiamo la sua biografia e soprattutto l’atlante delle sue tradizioni, non solo in Italia, ma anche in Europa, scopriamo che i bambini non appaiono mai. Il patronato del santo si rivolge infatti, per lo strumento della sua morte, a tutti coloro che abitualmente usano il coltello, dai macellai ai pellai, ai legatori fino ai guantai
I bambini entrano nella storia dal 1443 quando i canonici regolari Lateranensi subentrano ai monaci benedettini nella cura della chiesa. I canonici, provenienti dal monastero lucchese di Santa Maria in Fregonaia, introducono la pratica dell’unzione in omaggio a Sant’Ubaldo al quale sono devoti. L’olio è, infatti, insieme ai guanti e alla berretta una delle materie con cui si manifestano le proprietà taumaturgiche del vescovo di Gubbio. Si sarebbe così operata tra i due santi una sintesi delle loro specialità.
“Per intercessione di San Bartolomeo e di Sant’Ubaldo vescovo ti liberi il Signore da ogni male”, dice il sacerdote. Ma alla fine a prevalere su tutto è il nome di Bartolomeo. La festa è sua. Troppo popolare rispetto al vescovo di Gubbio. È la sua vicenda a commuovere. Secondo Iacopo da Varazze, Bartolomeo, giunto in India, libera i malati dagli idoli a cui si rivolgevano. Converte il re Polemio dopo averne esorcizzato la figlia. Ma Astrage, il fratello di Polemio, colpito dall’uomo che parlando di Cristo è arrivato al cuore della sua famiglia, ne ordina l’uccisione. Dopo la morte i prodigi continuano. Attorno al suo corpo si manifestano subito i miracoli e la venerazione aumenta. La sua vita impressiona e si presta a continue reinterpretazioni. Dalle pitture, come quella di Alessio Gimignani nella chiesa pistoiese, alle stampe e alle rappresentazioni popolari. Una di queste, nell’Ottocento, si svolge sull’Appennino Pistoiese. Sulla scena sono pastori, artigiani e boscaioli. Ma la chiesa la vieta. Evidentemente gli attori si sono spinti più in là nel racconto tramandato dalla Leggenda aurea. Qualcosa di simile avviene nel 1734 a Saturnana. Durante il passaggio di una processione, tre contadini rappresentano il martirio in una specie di baracca. La scena deve essere davvero singolare se qualcuno pensa di segnalarla alle autorità ecclesiastiche. L’osservatore vede “due carnefici scalzi e bracciati con coltelli e pelle alla mano tinta di color di sangue, e S. Bartolomeo sopra un tavolo a giacere, prono, scalzo e senza camicia dal petto in su, e coperti i calzoni, che aveva con un bianco sciugatoio, avendo le braccia, e le gambe e le spalle, che solo restavano nude, tinte parimenti di color sangue, per più vivamente rappresentare il martirio di santo”. I tre vengono convocati a Pistoia e trattenuti dalla polizia. La popolarità di Bartolomeo mette in disparte Ubaldo.
Alla fine del ’700 i canonici Lateranensi abbandonano la chiesa per lasciare il posto a un parroco, ma la festa non si interrompe. Altre ricorrenze religiose a Pistoia sono cadute nel corso dei secoli e non si sono più riprese. Perché il San Bartolomeo ha, invece, questa durata? Non basta semplicemente la tradizione a spiegarne le ragioni. Una tradizione continua a vivere solo se risponde a bisogni concreti. “Non c’è niente di sopravvissuto in una cultura, tutto è vissuto o non esiste affatto”, ci ricorda lo storico Jean Claude Schmitt. C’è da pensare allora che la fortuna della festa sia legata proprio all’infanzia che ha visto nel tempo aumentare attenzioni e il riconoscimento dei suoi bisogni. Alle paure del passato, dal malocchio alle malattie, se ne aggiungono ora sempre nuove. Per questo c’è ancora bisogno di San Bartolomeo apostolo e Sant’Ubaldo vescovo. –
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