Il Tirreno

Pistoia

lavoro & pensioni 

In 679 hanno giocato la carta di Quota 100 con il rischio che si svuotino uffici e scuole

Valentina Vettori
La sede dell'Inps di Prato
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La sede dell'Inps di Prato

Daniele Gioffredi, segretario della Cgil Pistoia: «Oltre la metà della domande dal pubblico impiego, ne risentiranno i servizi»

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PISTOIA. Seicentosettantanove domande. Non certo il boom che qualcuno poteva aspettarsi, ma comunque una cifra che pone la provincia di Pistoia al quinto posto (sul totale delle 10 province toscane) per numero di richieste avanzate dai lavoratori all’Inps per aderire a "Quota 100". Ovvero la misura introdotta dal governo gialloverde, all'interno dell’ultima legge di bilancio, che ha messo sul piatto la possibilità per i lavoratori di raggiungere l'agognata pensione con qualche anno di anticipo rispetto ai paletti imposti dalla riforma Fornero. I numeri sono aggiornati al 30 luglio e la provincia di Pistoia, a pari merito con Massa Carrara, supera di sole 5 domande Prato (674) e le province di Grosseto (668) e Siena (612), rimanendo comunque nella seconda metà della classifica, dominata da Firenze (2.938) e seguita da Lucca, (1.193), Pisa (1.185), Livorno (1.045) e Arezzo (996). In provincia, il 60% delle domande avanzate per "Quota 100" arriva dai lavoratori del pubblico impiego con il settore della scuola e i Comuni in pole position. Mentre, sul totale, le percentuali di richieste vedono la maggioranza arrivare dagli uomini, che sfiorano il 70%, contro il 30% delle donne.. Un quadro «prevedibile», commenta il segretario generale della Cgil di Pistoia Daniele Gioffredi, e dovuto sostanzialmente a due fattori. Il primo, generale. “Quota 100” prevede un meccanismo di calcolo della pensione, per lavoratori dipendenti e autonomi, che possono arrivare ad accumulare i 62 anni di età purché raggiungano l’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni, di cui 35 effettivi e calcolati al netto di periodi di malattia, disoccupazione e maternità. Una riforma, quindi, «troppo rigida – sostiene Gioffredi – che privilegia soltanto alcune categorie di lavoratori, come appunto il pubblico impiego e i lavoratori privati di grandi aziende. A discapito dei lavoratori discontinui, come per esempio gli edili e quelli del settore agricolo. Ma anche e soprattutto le donne».

Riflessione che porta al secondo fattore legato alla configurazione dei lavori sul territorio pistoiese. «In una provincia dove la stragrande maggioranza delle attività è legata ai settori del terziario e del manifatturiero, del vivaismo e dell'edilizia, e dove le imprese sono in stragrande maggioranza micro e piccole, è chiaro che gran parte del lavoro sia discontinuo nel tempo». Fattore che determina per le persone la perdita di anni di lavoro e di contributi versati, penalizzandoli nel raggiungimento del fatidico “Quota 100”.

Infine, il campanello d'allarme. Poiché, anche in provincia di Pistoia, le domande di accesso all'Inps per il pensionamento anticipato arrivano per oltre la metà dal pubblico impiego, l'orizzonte che si delinea è lo svuotamento di personale per enti pubblici e scuola. «Visto che il turn over non è stato sbloccato e si calcola un'assunzione ogni tre pensionamenti - conclude il segretario Cgil - è evidente come a breve si assisterà a uno svuotamento di uffici e cattedre, con il problema di riuscire a erogare i servizi ai cittadini e a garantire la presenza di insegnanti».
 

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