Il Tirreno

Pistoia

Non solo turismo: prendere sul serio l’anno santo jacobeo

TOMMASO BRACCESI*; *Ex assessore alla cultura a Pistoia

Dopo l’annuncio del Giubileo del 2021 Pistoia deve subito cominciare a prepararsi 

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TOMMASO BRACCESI*

Ho partecipato alla messa, in cattedrale, per il nostro patrono San Jacopo, lo scorso 25 luglio. Ho dunque ascoltato l’omelia, davvero profonda, del vescovo Fausto. E anche la notizia che nel 2021 sarà celebrato l’anno santo jacobeo con cerimonie religiose dal carattere straordinario in significativo accordo con l’Arcidiocesi di Santiago di Compostela.

Una notizia di notevole valore, sia religioso che civile. Devo però essere sincero: immaginavo ci fosse più risonanza, nel dibattito cittadino dei giorni successivi, visto che un evento come questo è tale da rendere grande onore alla città di Pistoia e rende giustizia a tutti coloro che almeno negli ultimi 15 anni, con impegno, si sono adoperati per rafforzare il legame storico e culturale fra due comunità: geograficamente così lontane ma idealmente così vicine.

Credenti e non credenti sono adesso chiamati, in Pistoia, a una attenta, adeguata e sincera riflessione preliminare. Occorre allontanare l’idea di considerare un appuntamento come questo, di alto profilo, alla stregua di un semplice evento, uno fra i tanti, con esclusivi risvolti di carattere turistico, fautore di mero profitto economico. Se partissimo così, banalizzando, andremmo davvero poco lontano.

Pistoia, per cogliere sul serio una sfida così profonda, dovrà mostrare il meglio di sé stessa: essere non solo bella e ordinata ma soprattutto accogliente. E accogliente, ecco il punto, anche con i pellegrini. Questi, come noto a chi ha qualche infarinature sui “cammini” , di spiritualità e di umanità, ordinariamente non soggiornano in alberghi lussuosi e accessoriati ma prediligono spazi semplici, anche spartani, comunque confortevoli sia per il fisico che per la mente. Il vero segreto che rende vincenti i “cammini” più frequentati dal popolo dei “pellegrini” , non sta certo nella “stellosità” delle strutture alberghiere ma nella possibilità di “fare i conti” con sè stessi.

Questa, dunque, è una bella occasione, davvero comunitaria, per affermare l’identità di Pistoia come città di storia, tradizione, culto e accoglienza. La Diocesi, in questo percorso, non può essere lasciata sola. Nel rispetto per i differenti ruoli che è comunque giusto avere presente, laici e istituzioni possono bene collaborare. Per prima cosa sarà preziosa una presa di coscienza comunitaria sulla storia di San Giacomo il Maggiore: la sua vocazione, il suo martirio, il suo culto (dedicato a servizio, carità, accoglienza), la grande tradizione popolare che ne è scaturita nel corso dei secoli.

Vedo necessarie e urgenti tre dimensioni concrete: informare e formare la popolazione pistoiese sul significato autentico di questo giubileo (attraverso conferenze e attività da individuare in modo sinergico e cooperativo fra diocesi e istituzioni civili); coinvolgere le generazioni più giovani (con percorsi didattici capaci di parlare la lingua dei millennials adeguando la conoscenza di una storia così antica alle esigenze comunicative di chi non ha ancora 20 anni); favorire e sostenere ristrutturazione e messa a norma di edifici, e spazi, adibiti a fornire ospitalità adeguata e accoglienza specifica dei pellegrini. —

*Ex assessore alla cultura a Pistoia



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