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Tradito dall’amico e rapinato in casa da falsi carabinieri: chi sono i 5 arrestati
Per la procura di Firenze il basista del colpo è un 43enne di Quarrata. L’episodio risale al 25 settembre 2018
PISTOIA. Un imprenditore del settore dell’abbigliamento tradito dall’amico, che ha fatto da basista per il gruppo di malviventi che hanno rapinato lui e la compagna spacciandosi per carabinieri. Marco Nerini, 43 anni, un fiorentino residente a Quarrata e domiciliato a Sesto Fiorentino, è stato arrestato in esecuzione di misura cautelare agli arresti domiciliari, con l’accusa di rapina aggravata in concorso. Il 25 settembre 2018, erano circa le 20,30, dei falsi carabinieri si presentarono a casa di un imprenditore suo conoscente, e lo convinsero a farli entrare dicendo di dover eseguire una perquisizione.
In realtà erano dei criminali, che se ne andarono dalla casa dopo aver portato via 40.000 euro in contanti, un lingotto in argento, vari gioielli e due telefoni cellulari. Secondo gli investigatori della squadra mobile di Firenze, coordinati dal pm Vito Bertoni, Nerini avrebbe ideato il colpo e poi avrebbe fornito un contributo determinante: rivelò le abitudini dell’imprenditore, il fatto che era solito avere in casa molti contanti, persino dove aveva la cassaforte e anche circostanze della sua vita, relative ad esempio alla sua ex moglie. Rivelazioni grazie alle quali la rapina fu messa a segno agendo a colpo sicuro, senza neppure il bisogno di sopralluoghi.
Per quel fatto oltre a Nerini sono finiti agli arresti domiciliari Claudio Zanfardino, trentottenne del Napoletano che avrebbe fatto da collegamento tra Nerini e il resto della banda; Giuseppe Lami e Marco Kevin Pedata, di 29 e 22 anni, napoletani, considerati gli esecutori materiali insieme a Giulio Zerrelli, 35 anni, anche lui campano, finito in carcere su disposizione del gip Sara Farini.
Tutti e tre, oltre che del reato di rapina aggravata, sono ritenuti responsabili di quelli di sostituzione di persona e possesso di segni distintivi contraffatti. Quella sera, grazie alle informazioni avute da Nerini, che durate le fasi della rapina rimase in zona muovendosi a bordo di una Ford Focus presa a noleggio, Zerrelli – detto “il capo” – Lami e Pedata avvicinarono l’imprenditore mentre rincasava. Dissero di essere carabinieri in borghese, mostrarono una paletta simile a quella in uso alle forze dell’ordine e, su richiesta della vittima, un tesserino con la scritta “carabinieri”. Dovevano eseguire una perquisizione, gli fecero sapere mostrandogli un documento apparentemente intestato alla “Procura della Repubblica di Prato”, a seguito di una denuncia presentata dalla sua ex moglie, che lo accusava di detenere in casa lingotti d’oro non marchiati. L’imprenditore, sebbene sorpreso, li fece entrare in casa, dove c’era anche la sua compagna. La scena è stata ripresa da una telecamera di sorveglianza interna, che poi i malviventi hanno cercato di mettere fuori uso, senza riuscirci. Si vede uno dei criminali che indossa una giaccia, come se fosse il superiore degli altri due. Uno, giubbotto di pelle e paletta in mano, indica le stanza da perquisire. Sono bravi attori, la farsa regge per un po’.
Alla fine però la compagna dell’imprenditore si insospettisce, si avvicina al tavolo del salotto per vedere il decreto di perquisizione, ma uno dei malviventi le si para davanti, la ferma fisicamente.
Ed è a questo punto che il furto si trasforma in rapina. Tutto dura circa 15 minuti, poi i falsi carabinieri se ne vanno. La coppia, capito ormai di aver subito una rapina, va a presentare denuncia al commissariato di polizia di Sesto Fiorentino. Nerini, interpellato il giorno dopo dall’imprenditore via sms, giura di non avere nulla a che fare con quanto avvenuto. Ma i tabulati dei cellulari, le celle agganciate quella sera e i gps delle auto prese a noleggio dal gruppo portano a lui e agli altri quattro indagati finiti agli arresti.
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