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A Pistoia nel 2021 come a Santiago: «Anche qui sarà Giubileo»

Fabio Calamati
La delegazione pistoiese a Santiago de Compostela
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La delegazione pistoiese a Santiago de Compostela

In cattedrale sarà aperta una Porta Santa per accogliere i pellegrini, come avviene da secoli nella città galiziana  

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PISTOIA. Il primo a darne la notizia è stato il vescovo Fausto Tardelli, nell’omelia della messa della mattina di San Jacopo. Ma l’importante annuncio è stato poi coperto dal gioioso frastuono della Giostra dell’Orso. Invece la notizia c’è, eccome. Succede che nel 2021 anche Pistoia celebrerà l’Anno santo giacobeo, dedicato cioè a San Jacopo (o Giacomo, che dir si voglia). Uno dei portoni della cattedrale diverrà una “Porta santa” attraverso la quale i pellegrini dovranno passare, nel loro cammino di conversione e di ottenimento dell’indulgenza plenaria. Il cosiddetto “Giubileo”. In sostanza, succederà in piccolo a Pistoia quello che succede in grande a Santiago de Compostela, in Spagna, capitale mondiale del culto di San Giacomo.

Qui ogni volta che il 25 luglio (San Giacomo, appunto) cade di domenica, si celebra un “Anno santo Xacobeo”, con annessa crescita dell’afflusso di pellegrini da tutta Europa.. L’evento – calendari alla mano – capita con una cadenza regolare di 6, 5, 6 e 11 anni, quindi in un secolo ci sono circa 14 Anni santi jacobei. La novità è che il prossimo appuntamento, il 2021, vedrà anche Pistoia giocare il suo ruolo di “piccola Santiago”. Un po’ come accadde dopo il 1145, quando Pistoia divenne il primo luogo di culto jacopeo al di fuori di Santiago grazie alla reliquia del santo presa a Santiago e portata in città dal vescovo Atto.

«L’annuncio del vescovo – spiega l’assessore Alessandro Sabella – è il frutto del buon lavoro che abbiamo impostato a marzo, quando siamo andati a Santiago a presentare il libro realizzato da Discover Pistoia sull’altare argenteo di San Jacopo. Io ho avuto contatti con l’assessore galiziano al turismo Roman Rodriguez e con la responsabile dell’anno jacobeo 2021 Cecilia Pereira, mentre don Luca Carlesi ha parlato con le autorità religiose. Ci hanno visto compatti, l’intesa si è creata facilmente».

L’idea centrale (già presente, in realtà, nel dossier 2017 di Pistoia Capitale della cultura) è quella di ridare a Pistoia il ruolo di punto di riferimento italiano per quel che riguarda il culto, la cultura e il turismo legati a San Giacomo. Un “brand” (come si direbbe oggi) che riporta dritti agli anni d’oro della storia di Pistoia, ma che oggi può essere giocato in modo molto efficace in tempi di turismo “slow” e di riscoperta degli antichi cammini di pellegrinaggio. Dopotutto, se Santiago de Compostela vive da secoli grazie ai pellegrini, Pistoia potrebbe limitarsi a sviluppare un turismo sostenibile e intelligente sotto le insegne jacopee. E in questo sforzo, poter vantare un filo diretto con la Galizia è ovviamente decisivo. «A livello di città – continua Sabella – è quello che cercheremo di fare. Ci metteremo al lavoro appena tornati dalle ferie. Ci sono appuntamenti culturali, convegni, mostre, che ci possono accompagnare all’appuntamento del 2021. La Porta Santa è una decisione della Diocesi, ma queste cose dobbiamo farle noi».

Già nel 2020, ad esempio, Pistoia potrebbe ospitare una grande mostra fotografica. E forse formalizzare già il gemellaggio con la città galiziana. «Abbiamo ricevuto assicurazioni in questo senso dal sindaco uscente, che abbiamo incontrato a marzo. Santiago nel 2020 dovrebbe stringere rapporti di gemellaggio con Ratisbona, Braga e con Pistoia».

Naturalmente lo sforzo del Comune da solo non basterà. «Certo – conclude Sabella – questa è una sfida che tutta la città deve cogliere. L’esempio è la Giorgio Tesi Group e le sue pubblicazioni che fanno conoscere Pistoia nel mondo. Ma c’è un grande lavoro da fare, soprattutto sul fronte dell’accoglienza. In questi anni siamo cresciuti, con gli affitti brevi oggi la città dispone di più di duemila posti letto. Ma ancora non basta».


 

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di Redazione web