Il Tirreno

Pistoia

l’inchiesta 

Donna morta al San Jacopo la procura dispone l’autopsia

Massimo Donati
Donna morta al San Jacopo la procura dispone l’autopsia

In queste ore il pm deciderà se in base agli accertamenti affidati ai carabinieri sarà necessario inviare degli avvisi di garanzia al personale sanitario

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pistoia. L’autopsia verrà sicuramente disposta. Quel che il pm deve ancora decidere è se, proprio in vista di tale esame, dovrà inviare qualche avviso di garanzia a chi fra il personale sanitario in servizio nella notte fra venerdì e sabato scorsi, al pronto soccorso, si è occupato della paziente poi deceduta sette ore dopo il suo arrivo al San Jacopo. E per capire se già fin da ora possa essere ipotizzata una qualche responsabilità, nel pomeriggio di ieri il sostituto procuratore Leonardo De Gaudio era in attesa della relazione e della documentazione acquisita dai carabinieri della Compagnia di Pistoia. Ad ieri, perciò, il fascicolo sulla morte Joann Zinkand, 74enne cantante e pianista americana – ma pistoiese di adozione – era ancora contro ignoti, ma è molto probabile l’iscrizione di una o più persone nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo.

Joann Zinkand, statunitense, si era trasferita a Firenze attorno ai vent’anni, e lì si era sposata con un fotografo. La coppia era poi venuta a vivere a Pistoia. Rimasta vedova, la 74enne pianista e chitarrista aveva continuato a fare le sue serate di pianobar in giro per l’Italia, cantando a lungo, tra l’altro, al famoso “Jekie O”.

In attesa degli sviluppi penali, l’Asl ha avviato fin da subito un’inchiesta interna per verificare la correttezza del percorso assistenziale ed organizzativo nel dipartimento emergenza urgenza del San Jacopo. Sabato aveva deciso di procedere con un’autopsia sanitaria, che però è saltata in quanto lunedì la procura ha disposto il sequestro della salma. Comunque, ieri è stata effettuata una pre-analisi del caso per stabilire quando effettuare l’audit con i professionisti del Dea coinvolti nel soccorso dell’anziana paziente. L’esito, nonché gli atti, che ne deriveranno saranno poi trasmessi al “rischio clinico” regionale.

In questa fase il pool del rischio clinico aziendale sta analizzando la documentazione clinica, per accertare la correttezza delle procedure diagnostiche e terapeutiche e verificare l’attività organizzativa svolta nel pronto soccorso.

«La paziente era giunta in pronto soccorso alle ore 22,13 dello scorso venerdì notte – ha spiegato l’Asl – e, secondo quanto riportato dalla cartella clinica, presa in carico dall’équipe sanitaria in quel momento in turno. Alla donna era stato attribuito un codice 3 (urgenza differibile) perché presentava una sintomatologia acuta che la paziente riferiva di avere da due giorni. Al momento dell’accettazione era in buone condizioni generali e deambulava autonomamente, e solo alla successiva rivalutazione dei parametri vitali e alla somministrazione delle terapie veniva invitata a sdraiarsi in barella e monitorata dal personale. Gli esami svolti confermavano il quadro clinico acuto iniziale e le condizioni cliniche generali non apparivano critiche. Nelle ore successive la situazione clinica si è evoluta in uno stato di coma. Il medico rianimatore è intervenuto tempestivamente in pronto soccorso, ha confermato la gravità del quadro clinico, accompagnando la paziente ad eseguire un’indagine diagnostica radiologica. Ma intorno alle ore 4,35 la paziente ha subito un arresto cardiorespiratorio che, nonostante i 45 minuti di manovre respiratorie, la portavano al decesso». —

Massimo Donati

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