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Vandali in azione di notte a Campo Tizzoro danni anche a un motorino

Carlo Bardini
Vandali in azione di notte a Campo Tizzoro danni anche a un motorino

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Campo Tizzoro. La Montagna pistoiese è ancora un'isola felice come tanti anni fa? La domanda se la pongono in molti con preoccupazione, dopo i due episodi di vandalismo a distanza di alcuni giorni tra loro vanno nella direzione che il segnale può essere preoccupanti.

Nella notte tra venerdì e sabato qualcuno si è recato in via delle Pompe a Campo Tizzoro spaccando vetri, marmi e danneggiando le auto parcheggiate. Mentre per la festa a Maresca dello scorso fine settimana è stato danneggiato un motorino e rubati due caschi.

«Stanotte – spiega Fabiano Silvestri, che lavora al piano bar – tornando da fuori intorno alle 3 di notte mi sono recato a Campo Tizzoro nella sala studio che tengo in via delle Pompe e subito ho capito che qualcosa non andava. Qualcuno, infatti, si è divertito a rompere i vetri dell'edificio, quelli con la rete interna e quindi non sono riusciti ad entrare. Inoltre hanno sciupato dei marmi posti all'esterno, del marmista che prima lavorava in quella zona e danneggiato alcune auto parcheggiate lungo la strada». Silvestri aggiunge di stare valutando se sporgere denuncia.

Non ha messo tempo in mezzo invece Fulvia Ferrari di Gavinana, il cui figlio è stato costretto a chiamare i genitori sabato scorso, sempre di notte, per tornare a casa. Qualcuno gli aveva preso e danneggiato il motorino. «Sabato scorso dopo la festa a Maresca – afferma Fulvia Ferrari – siamo dovuti correre a riprendere nostro figlio vittima di vandali. Io e mio marito ci trovavamo a Pian dei Termini a vedere un film e quando ci ha chiamati siamo dovuti correre a Maresca. In pratica gli hanno danneggiato il motorino dopo averlo preso e portato via, abbandonandolo. Inoltre hanno rubato il casco. Abbiamo sporto denuncia contro ignoti perché rimanesse agli atti ma da genitore mi chiedo se è poi vero che la nostra montagna è ancora un'isola felice. Sinceramente ho un po' di timore a mandare mio figlio in giro». —

Carlo Bardini

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