Il Tirreno

Pistoia

Il Comune chiude i suoi due centri cottura, in appalto anche i pasti delle materne

di Fabio Calamati
Uno dei centri di cottura Ristorart
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Uno dei centri di cottura Ristorart

Pistoia, mancano i cuochi, ma l’amministrazione ha altre priorità (la sicurezza). Per gli asili nido invece non cambia niente

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PISTOIA. Dal prossimo mese di settembre il Comune di Pistoia chiuderà i due centri cottura ospitati presso le scuole materne Bertocci e La Coccinella, che fornivano i pasti caldi alle 8 scuole d’infanzia comunali. Al posto delle due cucine, anche le scuole materne comunali si affideranno – per i pasti dei bambini – ad un operatore esterno, come già oggi avviene per le 18 materne statali, che ricevono i loro vassoi dai centri cottura dell’associazione d’imprese Ristorart-Camst.

A prodursi i pasti per conto proprio rimarranno invece quattro asili nido comunali, vale a dire Lago Mago. Grillo, Sole e Mulino: per i bambini da 3 mesi a 3 anni è impensabile non avere a disposizione una cucina attrezzata direttamente raggiungibile.

La decisione non è stata ancora annunciata in quanto tale, ma spunta tra i recenti documenti dell’amministrazione Tomasi. Rimane da stabilire soltanto come saranno acquisiti i pasti prima prodotti in proprio: l’appalto affidato a Ristorart e Camst potrebbe presentare sufficiente elasticità per “assorbire” anche le nuove richieste. In alternativa, sarà indetta una nuova procedura. D’altra parte i valori in ballo non sono piccoli: la maggior spesa che il Comune si appresta a pagare è di 156.000 euro quest’anno e 390.000 per gli anni 2020 e 2021.

Perché questa scelta? I motivi sono essenzialmente economici e di razionalizzazione della spesa. Per mandare avanti i centri di cottura e le cucine dei nidi il Comune ha in organico 14 cuochi. Otto sono impegnati nei nidi: degli altri 6, ce ne sono 5 dichiarati inidonei, che hanno trovato collocazione in altri servizi del Comune. Per ripristinare l’organico il Servizio educazione e istruzione, nel mese di giugno, aveva chiesto nuove assunzioni di cuochi.
Netta la risposta dell’amministrazione: “Vi sono necessità più impellenti (le questioni inerenti la sicurezza degli edifici, ndr) a cui deve far fronte l’amministrazione, anche in considerazione del fatto che con la chiusura dei centri comunali di cottura si riesce ad ottenere, affidando esternamente il servizio di produzione dei pasti, un risparmio significativo”. Oltre agli stipendi dei cuochi, infatti, il Comune risparmia anche sulle forniture di materie prime ai centri cottura: 120.000 euro in meno nel 2019 e 170.000 in meno negli anni 2020 e 2021.

Non solo: a Palazzo di Giano spiegano che i due centri cottura che servivano le materne comunali sono associati a due scuole ex comunali e divenute statali, la Bertocci e la Coccinella. Ora, entrambi i centri avrebbero bisogno di spese consistenti di ammodernamento. Ma il Comune non è intenzionato ad investire soldi nello stabile della Coccinella, che deve essere ancora sottoposto a verifica antisismica e che, per questo, potrebbe ritrovarsi un domani chiuso.

Mettendo insieme questo problema alla carenza di personale e alle generali ristrettezze di bilancio, è maturata la decisione di chiudere i centri cottura gestiti direttamente e affidarsi, invece, a una società esterna.

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