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Pistoia

Pensioni sospese da 4 mesi: «L’Inps ci deve rispondere»

Fabio Calamati
Alcuni dei lavoratori ex AnsaldoBreda che sono ancora in attesa di una risposta dall’Inps (foto Lorenzo Gori)
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Alcuni dei lavoratori ex AnsaldoBreda che sono ancora in attesa di una risposta dall’Inps (foto Lorenzo Gori)

Sono 170 i dipendenti ex AnsaldoBreda Pistoia che hanno chiesto il prepensionamento dopo il riconoscimento dell’esposizione all’amianto, ma le risposte non arrivano

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PISTOIA. Il caso più incredibile è quello dell’operaio che aveva ricevuto un messaggio di posta certificata dall’Inps di Pistoia per informarlo che la sua domanda di pensionamento anticipato era stata accolta. «Nel portale dell’Inps – racconta Luca Fedi – cercai la mia pagina e c’era la data della pensione, primo giugno 2019. Pochi giorni dopo era tutto cambiato: la Pec non è stata più considerata e ora nella mia pagina web c’è la data del 2026. Meno male che d’impulso non ho dato le dimissioni, sennò a quest’ora ero senza lavoro e senza pensione, come un esodato».

Luca Fedi è uno dei 170 ex dipendenti AnsaldoBreda che hanno fatto domanda di pensionamento anticipato perché è stata riconosciuta la loro esposizione all’amianto ma che da quattro mesi aspettano notizie dall’Inps di Roma. A tutti l’Inail pistoiese ha riconosciuto i dieci anni di esposizione (maturati durante la scoibentazione del tetto dello stabilimento di via Ciliegiole, dal 1987 al 1990), a tutti l’Inps di Pistoia ha certificato il diritto alle agevolazioni pensionistiche della legge 257. E quindi ad andare in pensione prima.

Questi lavoratori hanno tutti fatto le domande e presentato i documenti nei tempi previsti, ormai quattro mesi fa. L’azienda (sono quasi tutti lavoratori transitati nella Hitachi Rail) ha anche lei fatto il suo dovere, fornendo la documentazione richiesta. Ma da febbraio, questi lavoratori sono finiti in un cono d’ombra e aspettano da Roma notizie che non arrivano.

«La legge di bilancio 2018 – osserva Massimo Ducceschi – aveva stanziato i fondi. Ora l’Inps nazionale dice che le domande sono tante, cinquemila a livello nazionale, e che devono essere vagliate, perché ci sono carenze nella documentazione . Ma le nostre hanno già tutti i requisiti richiesti, tutta la documentazione. E allora che le sblocchino, intanto che fanno i controlli. Abbiamo diritto di sapere, non si può attendere ancora. La legge parla chiaro e poi c’è anche una dignità delle persone da rispettare».

Avere o non avere il prepensionamento cambia la vita. Progetti per il futuro che obbligatoriamente rimangono in sospeso, una vita nel segno dell’incertezza. Senza dimenticare che parlare di amianto a Pistoia significa in ogni caso rievocare la via crucis di centinaia di ex operai Breda uccisi o minati per sempre nel fisico dal contatto con le fibre killer.

«Ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto di fare – sbotta Maurizio Innocenti – ma intanto sono sempre in fabbrica. Chiediamo solo una risposta dignitosa, non si può prendere in giro le persone».

La richiesta di questi lavoratori, che si sono trovati insieme al di là delle sigle sindacali e dei colori politici, solo per far sentire meglio la loro voce, è che l’Inps nazionale apra un tavolo e chiarisca la situazione, dando finalmente delle risposte. L’iniziativa dei parlamentari pistoiesi per l’apertura di una sede di confronto istituzionale (vedi Il Tirreno del 12 luglio, ndr) l’hanno apprezzata e vorrebbero che andasse avanti. Ma presto.

«Ho lavorato con dei colleghi che ora sono morti per l’amianto – conclude Maurizio Innocenti – e questo prepensionamento per noi non è un regalo. Ci spetta, perché noi esposti abbiamo una aspettativa di vita inferiore a quella di chi non ha respirato l’amianto. Non chiediamo un privilegio, chiediamo solo quello che ci spetta. Io è da mesi che dovrei essere in pensione e invece sono ancora qui che aspetto». —

Fabio Calamati
 

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