Sicurezza
Cinque anni fa l’ultimo allarme Lo sciopero, poi la bonifica
PISTOIA. Cinque anni fa, giusto in questi giorni, la questione amianto tornava ad esplodere a Pistoia in tutta la sua virulenza. Da anni la città cercava di dimenticare il terribile rosario delle morti da amianto che continuava a scorrere mietendo vittime tra i lavoratori AnsaldoBreda. Ma dopo il tempo delle mobilitazioni e delle lotte, la questione era come finita nel dimenticatoio. A farla riesplodere, il 14 luglio 2014, fu la diffusione della notizia che in alcune analisi fatte svolgere il mese prima dall’azienda, due campioni di polveri su 10 prelevate all’interno dello stabilimento, presentavano tracce di amianto.
Scattò subito uno sciopero spontaneo, i lavoratori occuparono la direzione e l’ingresso della fabbrica, bloccando l’entrata e l’uscita dei mezzi. La richiesta fu subito di una bonifica che desse garanzie di lavorare in un ambiente sicuro.
La direzione di AnsaldoBreda propose una pulizia del reparto dove erano stati trovati i campioni di polvere, ma l’indomani l’assemblea dei lavoratori bocciò la proposta. Anche se in città non se ne parlava più, all’interno dello stabilimento di via Ciliegiole lo spettro dell’amianto aveva evidentemente continuato a tener compagnia ad ogni lavoratore.
Si avviò a quel punto una trattativa durissima tra azienda e sindacati, alla quale prese parte attiva (un ruolo riconosciuto da tutti) l’allora sindaco Samuele Bertinelli. Dopo due giorni di incontri non stop, all’una e mezza del mattino, venne siglato un accordo, ratificato poi al mattino dall’assemblea dei lavoratori. L’accordo prevedeva una bonifica totale delle aree produttive, con accordi sindacali interni per diminuire le conseguenze del fermo della fabbrica sulle scadenze produttive da rispettare, prima tra tutte (all’epoca) la consegna nei tempi previsti dei nuovi treni ad alta velocità. —
F.C.
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