Il Tirreno

Pistoia

ex sindaco a giudizio 

Belliti: caro Samuele contro di te un brutale contrappasso

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PISTOIA. «Caro Samuele, se la legge del contrappasso ha qualche fondamento, su di te è stata applicata brutalmente: tanto è stata alta la tua dirittura morale, tanto più pesante risulta la “pena” di dover sopportare un giudizio».

Così scrive Daniela Belliti, in una lettera indirizzata all’ex sindaco Samuele Bertinelli, dopo il rinvio a giudizio di quest’ultimo (dell’ex assessore Tina Nuti ) con le accuse di concussione e induzione indebita. Belliti, molto vicina politicamente a Bertinelli, ne era anche la vicesindaca.

«Chi ti ha conosciuto, anche solo superficialmente – continua Belliti – non può non riconoscerti quel rigore assoluto e quella trasparenza totale, che ha fatto di te un personaggio politico unico, per imparzialità e moralità, ma evidentemente scomodo per chi era abituato a politici malleabili, specialmente verso le persone più influenti della città».

«Molte cose sono accadute da allora – osserva Belliti – ambienti che direttamente o indirettamente hanno avuto una loro parte nella stessa indagine si sono coalizzati ottenendo il risultato politico di estrometterti da Palazzo di Giano. Nel frattempo, l’ambito dell’indagine si è andato via via riducendo, e dagli originari 17 capi di imputazione ora ne sono rimasti 7... Sul ridimensionamento dei capi d’accusa, poco si dice; ma avrà pure un qualche significato il fatto che tra i capi che escono dal processo c’è quello contenuto nel primo esposto – sulla selezione del dirigente all’urbanistica –, che ha innescato il resto, e rimangono comunque i succedanei di cui si fa fatica a capire il rilievo. Infine, nulla è mai stato rappresentato pubblicamente circa l’evoluzione dell’indagine sulla fuga di notizie, che pure molto avrebbe da dire sulle fonti di questa messa in scena».

«La giustizia prevarrà, se siamo ancora in uno stato di diritto, del che sarebbe forse legittimo dubitare, viste le cronache recenti che hanno riguardato il rapporto tra politica e giustizia. È giusto, quindi, ora e subito anticipare il merito che ti spetta, per quello che hai fatto e per quello che – spero vivamente – tornerai a fare». —

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