Attenzione
Scuole a rischio a Pistoia, esami ok. Bocciato solo l’Einaudi
L’edificio più vecchio dei due che ospitano l’istituto professionale di via Pacinotti non ha le carte in regola per riaprire a settembre: caccia a una soluzione per 300 studenti
PISTOIA. Istituto Fedi-Fermi? Promosso. Liceo Forteguerri? Promosso. Istituto Pacinotti? Promosso. L’unica scuola superiore bocciata dal pool di tecnici reclutato dalla Provincia per verificare la tenuta statica e sismica delle scuole pistoiesi, è l’istituto professionale Einaudi. E neanche tutta la scuola, ma solo l’edificio più vecchio, quello che affaccia direttamente su via Pacinotti. Quest’ultimo, per quel che se ne sa al momento, non potrà riaprire a settembre. Rispetto al quadro nerissimo che si profilava fino a qualche giorno fa, con quattro o cinque scuole superiori in predicato di non poter riaprire i battenti con il nuovo anno scolastico, la situazione è decisamente migliorata. E proprio così l’ha presentata, venerdì 19 luglio, il presidente della Provincia Luca Marmo aprendo l’assemblea che la Provincia stessa aveva convocato a Palazzo Balì con i rappresentanti delle scuole: dirigenti, insegnanti, studenti.
«I primi esiti dei controlli – ha spiegato Marmo – ci avevano portato ad un quadro piuttosto negativo. Sono stati momenti difficili, abbiamo attivato la ricerca di aule presso privati e cercato la collaborazione della prefettura. Ma l’affinamento degli strumenti di indagine e delle conoscenze sugli edifici, ci hanno portato ad una situazione molto diversa: praticamente tutti gli edifici scolastici di Pistoia possono essere utilizzati come l’anno scorso. Non che non vi siano problemi: solo che questi non impediscono l’utilizzo come scuole. L’unica eccezione è la parte vecchia dell’istituto professionale Einaudi».
Non è un’eccezione da poco: nel vecchio palazzo su via Pacinotti sono ospitati circa trecento studenti più gli uffici della scuola.
I tecnici presenti hanno spiegato che nelle prossime due settimane anche quell’edificio sarà sottoposto ad approfondimenti scientifici, per cui alla fine il divieto di accesso potrebbe essere eliminato. In caso contrario, sarà praticamente impossibile essere pronti con nuovi spazi (anche se questi fossero i tanto contestati container) per l’inizio dell’anno scolastico.
Lo scenario al momento più probabile, dunque, è che per gli oltre 500 studenti dell’Einaudi si profili un inizio d’anno tormentato, con la necessità di trovare soluzioni tampone per arrivare fino a Natale. E poi, approfittando della scuola vuota per le vacanze, intervenire in modo da trovare una soluzione che possa reggere per il resto dell’anno.
Viene spontaneo parlare di doppi turni, ma – come è emerso anche ieri – l’istituto professionale avrebbe grossi problemi organizzativi ad accogliere questa soluzione.
Per il resto, il pomeriggio è passato tra dettagliate descrizioni dei tecnici presenti che cercavano di offrire rassicurazioni soprattutto ai genitori, e interventi di questi ultimi – sempre più nervosi e preoccupati – che chiedevano garanzie a volte impossibili da fornire.
Luca Marmo ha dovuto incassare le contestazioni (soprattutto di alcuni studenti) che chiedevano conto del motivo per cui dal 2003 (quando scattò l’obbligo di effettuare i controlli sulle scuole) a oggi non è stato fatto praticamente niente. Il presidente ha cercato di spiegare che per fare i controlli ci vogliono risorse e che queste ultime sono arrivate in modo massiccio dal governo solo da alcuni anni a questa parte. Ha comunque assicurato il suo totale impegno per garantire agli studenti la massima sicurezza possibile. —
Fabio Calamati
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