Il Tirreno

Pistoia

carabinieri 

Sequestrata la villa al mare dell’ex commercialista

Paolo Nencioni
Sequestrata la villa al mare dell’ex commercialista

Nuovi guai per Ignazio Ferrante, coinvolto nell’inchiesta “Amici nostri” Dopo la confisca di beni per milioni di euro, gli tolgono anche la casa in Calabria

2 MINUTI DI LETTURA





pistoia. Non sono finiti i guai per l’ex commercialista Ignazio Ferrante, arrestato nel maggio dell’anno scorso nell’ambito delle inchieste a cui furono dati i nomi di “Amici nostri” e “Pluribus”, le indagini dei carabinieri e della guardia di finanza che ipotizzarono un sistema per portare al fallimento numerose aziende dopo averle svuotate del proprio patrimonio, intestandolo a prestanome.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Firenze ha ordinato la confisca di beni per alcuni milioni di euro riferibili a Ignazio Ferrante, originario della Calabria ma da tempo domiciliato a Pieve a Nievole, uno dei due personaggi di spicco dell’inchiesta. E martedì i carabinieri di Tropea, grazie alle indagini compiute dai colleghi del Nucleo operativo di Pistoia, hanno messo le mani su un altro pezzo pregiato del patrimonio dell’ex commercialista (radiato dopo una condanna avuta già negli anni Novanta). Si tratta di una villa sul mare del valore di circa 300.000 euro che si trova a Ricadi, un comune in provincia di Vibo Valentia. La villa è intestata a un parente di terzo grado di Ferrante, ma i carabinieri sono riusciti a provare che si tratta di un’intestazione fittizia, fatta allo scopo di sottrarre l’immobile alla lunga mano della magistratura. Un’operazione che però, evidentemente non è riuscita. Ora la villa potrebbe fare la fine degli altri beni riferibili a Ferrante, cioè essere confiscata in seguito al sequestro.

Per arrivare alla cifra che secondo la magistratura è stata il frutto delle attività illecite del gruppo criminale di cui avrebbe fatto parte Ignazio Ferrante, del resto, bisogna ancora lavorare. Quando scattarono gli arresti, infatti, carabinieri e guardia di finanza calcolarono che circa 20 milioni di euro fossero stati trasferiti all’estero e che il danno complessivo arrecato ai creditori e all’erario fosse di circa 50 milioni di euro.

Le indagini su Ferrante e altri 162 indagati nelle due inchieste erano iniziate nell’aprile del 2015 e si concentrarono sull’operato di alcuni commercialisti della provincia di Pistoia e sugli imprenditori che si avvalevano delle loro consulenze. Furono sequestrate otto aziende a Pistoia, Buggiano e Montelupo Fiorentino nei settori della ristorazione, movimento terra, edilizia e vendita di tabacchi, immobili, conti correnti e depositi bancari per un ammontare di circa 36 milioni di euro.

Oltre al filone delle aziende svuotate e il cui patrimonio sarebbe stato distratto, si indagò anche su false assunzioni per favorire la permanenza in Italia di extracomunitari, per ottenere indennità di disoccupazione non dovute e per favorire l’accesso al credito mediante l’esibizione di false buste paga. —

Paolo Nencioni

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web