Il Tirreno

Pistoia

la cerimonia 

Addio Blessing, lacrime e cori al funerale della bimba

Paolo Nencioni

I ragazzi dell’Oratorio hanno lasciato i loro disegni davanti alla bara bianca In tanti hanno voluto abbracciare i genitori della piccola annegata nel Reno

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pistoia. Why do you leave us Blessing? Perché ci hai lasciati Blessing? Alla domanda scritta sulla maglietta di un amico di famiglia al funerale della bambina di 7 anni annegata lo scorso 2 luglio nel fiume Reno durante il campo estivo dell’Oratorio San Domenico Savio risponderà tra un po’ la Procura di Bologna. Per ora bisogna accontentarsi della risposta che può dare la fede a chi crede, e cioè che Blessing è in paradiso, come hanno ripetuto ieri in tanti durante la cerimonia funebre celebrata nella chiesa di San Paolo.

Una cerimonia commovente nella sua semplicità, nella quale la chiesa cattolica ha lasciato spazio alle credenze e alle tradizioni della comunità nigeriana, il paese dal quale vengono i genitori di Blessing Okojie, Benson e Adesua. E dunque una specie di gospel religioso fatto di canti e testimonianze ritmate da cori di assenso dai banchi della chiesa.

La cerimonia è iniziata ben prima delle 15, non appena la piccola bara bianca è arrivata da Bologna, grazie ai servizi funebri della Misericordia. Tutto in inglese, con sporadiche traduzioni in italiano. Hanno ricordato Blessing e hanno ringraziato la città per l’affetto dimostrato ai genitori e ai due fratellini, presenti il sindaco Alessandro Tomasi e il vicesindaco Anna Maria Celesti, lei in lacrime come molti altri. Del resto è difficile non commuoversi davanti a questa bara bianca dove i ragazzi dell’oratorio sfilano per lasciare tanti disegni pieni di cuori. È morta una bambina di nemmeno 7 anni che aveva tutta la vita davanti, in un paese che non era quello dei suoi genitori ma sarebbe stato il suo, e ora ci guarda e continuerà a guardarci con quegli occhi dolci nella foto col grembiulino della prima B dell’elementare Civinini. Due occhi nei quali, sapendo com’è finita, sembra ora di scorgere un’ombra di rassegnazione.

«Siamo scossi e commossi – ha scritto il vescovo Fausto Tardelli nel messaggio fatto leggere in chiesa – e ospitiamo volentieri il rito funebre in segno di affetto e vicinanza verso la famiglia, perché si attenui almeno un po’il dolore».

Un dolore che è ancora negli occhi dei ragazzi dell’oratorio. Alcuni di loro c’erano quando è successo. Hanno visto morire quella bambina a cui tutti volevano bene e ora sono loro che sembrano i più disperati, inconsolabili come è naturale a quell’età. Si abbracciano e non si lasciano, per minuti interi, per farlo passare, trasformarlo in qualcos’altro.

«Siamo tutti stranieri e pellegrini verso la Gerusalemme del cielo – ha detto don Giordano Favillini durante l’omelia – e ammiriamo la fede con la quale voi genitori avete affrontato questo dolore. Per noi è un insegnamento».

Anche il coro della parrocchia ha voluto in qualche maniera essere più vicino ai genitori di Blessing quando ha intonato le note struggenti di “Bless the Lord oh my soul”. Un lungo applauso ha accolto l’uscita della bara bianca dalla chiesa, prima della tumulazione nel cimitero comunale.

Ma ancora prima i cuori si sono sciolti in un abbraccio collettivo che quasi tutti quelli che erano in chiesa hanno voluto dare a Benson e Adesua Okojie, due genitori molto composti nel loro dolore e che ora aspettano solo la risposta umana, quella che arriverà dalla Procura di Bologna.

Qualunque sia, non renderà loro la piccola Blessing. –

Paolo Nencioni

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