Attenzione
Blessing è morta per annegamento ma ancora non si capisce perché
I primi risultati dell’autopsia confermano l’ipotesi iniziale, però l’acqua era alta solo 50 centimetri
pistoia. Blessing è morta per annegamento, come si era detto fin dall’inizio, ma bisognerà capire come si può annegare in mezzo metro d’acqua.
È questa la prima risposta arrivata dall’autopsia sul corpo della bambina di 7 anni morta martedì sulla sponda del fiume Reno, a Molino del Pallone, nel comune di Alto Reno Terme, mentre era insieme a decine di altri bambini e accompagnatori dell’Oratorio San Domenico Savio di Pistoia nel primo giorno del campo estivo organizzato dalla parrocchia di San Bartolomeo.
L’esame autoptico disposto dal sostituto procuratore Flavio Lazzarini è durato tre ore ed è stato eseguito ieri pomeriggio al Policlinico Sant’Orsola dal medico legale Federica Fersini dell’Università di Bologna alla presenza del consulente di parte nominato dalla famiglia, il dottor Giuliano Piliero.
E la risposta, come accade spesso in questi casi, è una risposta parziale che non risolve il tragico mistero che da quattro giorni agita le notti di Benson e Adesua Okojie, i genitori della bambina.
Dovranno aspettare forse ancora qualche settimana, Benson e Adesua, per sapere davvero come e perché è morta la loro figlia. I rilievi macroscopici sulla salma, riferisce chi ha parlato col medico legale, ci dicono solo questo: è annegata. Perché sia annegata nessuno lo sa, visto che nel punto dove è successo, stando alle testimonianze raccolte dai carabinieri della Compagnia di Vergato, l’acqua non è più alta di 40 o 50 centimetri.
L’autopsia di ieri era chiamata a chiarire se sulla testa di Blessing ci fossero segni di traumi, per confermare o smentire la voce secondo la quale la bambina era caduta sulle pietre del fiume prima di annegare, ma su questo nulla si dice. Gli esami sui reperti istologici, per i quali serviranno un paio di settimane, dovranno stabilire se Blessing si è sentita male prima di annegare.
Viene confermato invece un particolare a metà strada tra il burocratico e il grottesco, e cioè che in quel tratto di fiume teoricamente non si poteva fare il bagno. O meglio, in base a una recentissima delibera della Regione Emilia-Romagna, la 783 pubblicata il 12 giugno, quelle acque non sono “destinate alla balneazione”. Come del resto, in base a questa delibera, tutte le acque superficiali interne della regione. Ciò non toglie che da sempre lì il bagno ci si fa. Hanno continuato a farlo anche dopo la tragedia di martedì. E non pare che ci siano cartelli con un divieto esplicito. La circostanza potrebbe non avere dunque alcun peso nell’inchiesta della Procura di Bologna, oppure averne uno se si vorrà attenersi alla lettera della legge. —
Paolo Nencioni
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