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Doveva andare con urgenza in bagno, cassiere sospeso dalla Coop: "Ecco i motivi"
Il caso a Pistoia. Lui: ho dovuto aspettare 40 minuti, non ne potevo più. L’azienda: è stato scortese e ha lasciato la cassa con i clienti
PISTOIA. Lui non è un novellino, un dipendente sulla cui affidabilità si possano nutrire dubbi, uno che i suoi dirigenti non conoscono. No, lui è da tanti anni che lavora alle casse della Coop, al punto da essere ormai vicino alla pensione. Soprattutto per questo un trattamento del genere non se lo aspettava dalla “sua” azienda: due giorni di sospensione dal lavoro. La sua colpa? Aver resistito quaranta minuti alla cassa con un bisogno fisiologico impellente da soddisfare e senza che la responsabile di settore - ripetutamente chiamata, garantisce l’interessato – si facesse viva.
L’episodio è avvenuto a maggio nella Coop di viale Adua. La lettera di sospensione è stata consegnata lunedì. A rendere nota la vicenda il responsabile dell’area Pistoia della Uiltucs Toscana, Gennaro Cotugno. «Attenzione: se lavori alla Unicoop Firenze – sostiene in una nota – rischi una sanzione se devi andare in bagno nell’orario di lavoro. Assurdo e paradossale il caso avvenuto a Pistoia». Poi Cotugno ironizza: «In questi giorni sento parlare del rinnovo del contratto integrativo aziendale e alla luce dell'accaduto mi domando se non sia il caso di inserire una fornitura di cateteri per meglio svolgere il turno di lavoro».
Il comportamento di UnicoopFirenze, conclude Cotugno , «è gravissimo, invece di scusarsi col lavoratore per l’interminabile attesa che ha messo a rischio la salute dello stesso, lo ha addirittura sanzionato. Vedremo nelle sedi opportune cosa ne penserà chi di dovere».
Il punto di vista di UnicoopFirenze sulla vicenda è diverso. «Le motivazioni della sanzione disciplinare – spiega una nota dell’azienda – in sintesi sono le seguenti: “Il dipendente si è rivolto in modo scortese ad una collega in presenza di soci e clienti, ha arbitrariamente interrotto l’operazione di registrazione della spesa di un cliente e si è allontanato dalla postazione di cassa”.
E il diretto interessato cosa ne dice? «Ero alla cassa quando ho avvertito il bisogno di andare in bagno – – spiega l’uomo, che ha chiesto di rimanere anonimo vista la vicenda in cui è coinvolto – Ho chiamato sette o otto volte al cellulare la responsabile, ho anche mandato un addetto a cercarla. Si è presentata solo dopo quaranta minuti, non ne potevo più. Mi sono alzato e sono andato di corsa in bagno. Sul momento la cosa è finita lì, poi dopo alcuni giorni ho ricevuto una lettera di contestazione dalla direzione. Mi sono presentato e ho spiegato le mie ragioni. Non credevo che mi avrebbero sospeso dal lavoro per punizione».
Ma l’azienda dice che ha lasciato i clienti alla cassa e che la responsabile è stata trattata male in pubblico... «Le ho solamente detto “Dov’eri, che è mezz’ora che ti chiamo?” ma non è vero che l’ho trattata male. Non è vero quello che dice l’azienda. Ma io non ho intenzione di fermarmi qui, non ho intenzione di abbassarmi fino a questo punto. Andremo dal giudice del lavoro e sentiremo cosa ci dice su questa vicenda».
Intanto il cassiere sospeso ha già raccolto la solidarietà del Movimento 5 Stelle. La consigliera regionale Irene Galletti ha dichiarato: «Spero siano accertati al più presto i fatti per capire se vi sono altri casi come quello reso noto dal rappresentante sindacale... Crediamo sia importante andare sino in fondo a questa vicenda. Sui diritti dei lavoratori non si transige».
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