Il Tirreno

Pistoia

il caso 

Agente punito ingiustamente Il giudice bacchetta il Comune

Agente punito ingiustamente Il giudice bacchetta il Comune

Annullata la sanzione disciplinare che fu decisa dalla comandante Giunti Era stato il suo compagno, ispettore, a dare un ordine contestato dal vigile

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pistoia. Il giudice del lavoro ha accolto il ricorso di un agente di polizia municipale che era stato privato dello stipendio in seguito a una decisione, contestata dal sindacato, della allora comandante Annalisa Giunti in seguito una divergenza tra l’agente e un suo superiore, che era anche il compagno della comandante. Lo rende noto il sindacato Diccap-Sulpl che ha assistito l’agente nella causa di lavoro.

I fatti risalgono al 2013 e sono stati così ricostruiti dal sindacato. «La comandante Giunti avviò un procedimento disciplinare perché un agente, nostro iscritto, aveva contestato un ordine datogli da un ispettore - si legge in una nota del Diccap-Sulpl - Il sindacato contestò subito nel merito i fatti evidenziando l’assoluta correttezza dell’operato dell’agente e, al tempo stesso chiese alla Giunti di astenersi dal giudicare il lavoratore in virtù del fatto che l’ispettore coinvolto altri non era che il compagno della stessa comandante. Secondo il sindacato si sarebbe potuto configurare un conflitto di interessi. Diversamente la pensò la dirigente che non si astenne e condannò il lavoratore alla privazione dello stipendio applicando il massimo della pena che la legge le consentiva».

«Ora a distanza di sei anni la vicenda si conclude con la sentenza del giudice che evidenzia tutti gli errori commessi - incalza il sindacato - La ex comandante contestò un singolo fatto al lavoratore ovvero il non voler utilizzare uno dei veicoli allora in uso alla polizia municipale perché ritenuto non sicuro (ed adesso alienato proprio perché inidoneo all’uso di polizia), non tenne conto che anche altri lavoratori non lo utilizzavano (anzi, taluni erano incomprensibilmente stati esonerati dal farlo), ma condannò il lavoratore alla massima sanzione che, dice il giudice, sarebbe stata sproporzionata anche nel caso in cui il lavoratore avesse commesso il fatto mancando di rispetto al superiore (ma non lo fece)».

«Come se non bastasse, in sede di procedimento disciplinare la ex comandante condannò il lavoratore anche per una serie di violazioni che non erano state imputate all’agente, fatto di per se sicuramente grave e lesivo del diritto di difesa ma, cosa ben peggiore perché la ex comandante non aveva raccolto nessun elemento per sostenere le sue errate teorie sanzionatorie, tanto che è lo stesso giudice a certificare che il Comune non ha fornito le prove di quanto asserito».

«Come sindacato - conclude la nota - non possiamo che condannare la scelta della ex comandante di portare avanti una causa che, come abbiamo visto, il comune non era in grado di sostenere. Quanto è costata questa vicenda ai cittadini pistoiesi? Quante ore di lavoro da parte dell’avvocatura comunale sottratte ad altre e ben più importanti pratiche? Quanti i disagi per un lavoratore condannato per un procedimento disciplinare illegittimo?». —

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