Sicurezza
Autoriciclaggio, la Finanza sequestra beni per 2,8 milioni
Nuovo blitz all’alba fra Pistoia, Prato, Lazio e Campania dopo quello che nel 2017 coinvolse un’azienda di materassi e un impianto sportivo con sede a Montale
PISTOIA. Faldoni su faldoni di documentazione contabile. Riscontri, interrogatori, accertamenti incrociati tra le varie banche dati. Oltre un anno di certosino lavoro da parte dei finanzieri della sezione di pg della procura e del nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale. Che ieri hanno portato ai nuovi sequestri: denaro, auto e immobili per un valore di circa 2.800.000 euro.
Reati tributari, sottrazione fraudolenta di beni all’azione di recupero dell’Erario, illecito reimpiego e autoriciclaggio: questi i reati al centro delle indagini delle Fiamme gialle di Pistoia. Quattordici le persone indagate a vario titolo, tra cui sette accusate anche di associazione a delinquere. Nei confronti di tutti loro il gip del tribunale ha disposto il sequestro ai fini di confisca diretta e per equivalente di somme di denaro, immobili, beni, un complesso aziendale e quote societarie.
Secondo la Procura e la Guardia di finanza, gli indagati, che farebbero capo ad un imprenditore di Montemurlo ma molto conosciuto anche a Montale, Massimo Banchi, avrebbe agito fin dal 2011 secondo un preciso schema, che li avrebbe condotti ad accumulare un debito tributario e previdenziale svariati milioni di euro.
Nel settembre 2017, ad essere colpite da un precedente provvedimento di sequestro di parte delle quote societarie, furono, tra le altre, l’azienda Oregon srl (sede a Prato in viale Montegrappa) e la Home Relax srl di Montale, operante nei settori della produzione e commercializzazione di materassi. La prima, era invece la società che gestiva il complesso del Tennis Club Montale, in via Garibaldi (la cui attività è sempre rimasta aperta).
Da quei sequestri e da quelle perquisizioni nascono i nuovi provvedimenti scattati ieri, in Toscana, Lazio e Campania.
Secondo gli inquirenti, Banchi, con la speranza di far perdere le tracce dei proventi illeciti, nel tempo accumulati, si sarebbe spogliato di ogni bene a lui formalmente riconducibile anche, e soprattutto, grazie all’ausilio degli altri componenti dell’organizzazione: un ragioniere addetto alla gestione contabile dell’intero gruppo di aziende coinvolte (Ugo Franco) e un commercialista di Prato, David Ceni, nel cui studio era domiciliata una parte delle attività economiche e che, in alcuni casi, si sarebbe anche prestato a rivestire delle cariche societarie.
L’organizzazione ha oltrepassato i confini regionali grazie all’apporto fornito da un consulente (non iscritto all’Albo) della provincia di Frosinone (Roberto Piccinini), che aveva il compito di schermare i principali beneficiari delle frodi, reclutando e gestendo tre prestanome: un viareggino deputato a rappresentare formalmente le aziende in bonis (Leandro Santoni) e due prestanome privi di alcun reddito residenti in provincia di Caserta (Fortunato Meloni) e di Latina (Alfonso Sica), per le aziende indebitate da rendere non più operative, né tantomeno rintracciabili per i creditori, Erario compreso.
«Al termine delle investigazioni è stato possibile svelare che – nel tempo – il gruppo criminale aveva accumulato debiti (tributari e previdenziali) per diversi milioni di euro: a fronte di tale situazione, di volta in volta, la bad company veniva posta in liquidazione e per poi essere trasferita in altre regioni italiane, mediante la sostituzione del precedente amministratore con una testa di legno che, successivamente, si rendeva irreperibile celando non solo i beni ma anche l’intera contabilità aziendale». —
Massimo Donati
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