Il Tirreno

Pistoia

il processo 

Assenteismo in prefettura a Pistoia: niente licenziamenti

Massimo Donati
Assenteismo in prefettura a Pistoia: niente licenziamenti

Pistoia, annullate in appello le condanne per la violazione della Legge Brunetta. Per la truffa, 5 assoluzioni e 8 riduzioni di pena

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Per il reato di truffa, cinque assoluzioni con formula piena e otto condanne, sebbene con notevoli riduzioni di pena. Ma, soprattutto, nessun rischio di licenziamento in tronco, visto che le condanne di primo grado per la violazione della cosiddetta “Legge Brunetta” sono state annullate per un vizio procedurale. E che ormai, con l’incombente prescrizione, non sarà di fatto possibile iniziare da capo un nuovo processo davanti al giudice monocratico di Pistoia. . È arrivata poco prima delle 14 di ieri la sentenza di appello per la vicenda dell’assenteismo in prefettura. Come detto i giudici fiorentini hanno annullato per un vizio procedurale le condanne inflitte ai 13 imputati relative alla contestazione più rischiosa, quella che sarebbe potuta costare loro il posto di lavoro, la violazione dell’articolo 55 quinquies del decreto legislativo 165 del 2001: falsa attestazione della presenza in servizio. Un’ipotesi di reato presente nell’avviso di conclusione delle indagini ma poi eliminata dal capo d’imputazione al momento dell’udienza preliminare. I 13 imputati erano stati perciò rinviati a giudizio per la sola truffa aggravata. Alla luce dell’andamento del processo, il pm aveva poi ritenuto che nei fatti descritti nelle imputazioni si ravvisasse anche questa qualificazione giuridica. E nella sua requisitoria finale aveva perciò chiesto la condanna per entrambi i reati. Che era arrivata.

Senza però – ha sancito ieri la Corte d’appello di Firenze, su richiesta, oltre che dei difensori, anche dello stesso procuratore generale – che fosse rispettata la procedura prevista: in sintesi, notificare agli imputati non presenti la nuova contestazione e concedere i termini a difesa, anche per valutare eventuali richieste di riti alternativi. Gli atti sono stati perciò rinviati alla procura di Pistoia affinché chieda nuovamente il rinvio a giudizio per tale reato: in teoria, perché tra pochi mesi andrà tutto in prescrizione.

Per quanto riguarda il reato di truffa aggravata, cinque le assoluzioni “perché il fatto non sussiste”: per Sergio Rivetti, Maurizio Di Pietro, Anna Anastasio, Dennis Cornforth ed Elena Battaglini (tutti condannati in primo grado, per entrambi i reati contestati, a pene superiori ad un anno, anche se con il beneficio della sospensione condizionale).

Quindi, le 8 condanne, con pene notevolmente ridotte, anche perché i giudici hanno ritenuto che i fatti contestati fossero di minore gravità rispetto a quella sostenuta in primo grado: 6 mesi e 300 euro di multa per Maurizio Fusario, Loredana Iraci e Anna Maria Gallo; 4 mesi e 200 euro di multa per Elio Flosi, Isabella Illari, Antonella Sebastiani, Roberto Andreozzi e Simonetta Mercadante.

L’inchiesta che aveva portato ad iscrivere nel registro degli indagati 49 dipendenti della prefettura (al tempo in piazza del Duomo) era stata avviata nel 2011 in seguito ad un esposto in cui si faceva presente il sospetto comportamento da parte di alcuni impiegati. I controlli dei carabinieri, anche con l’uso di telecamere spia, erano andati avanti dal 18 maggio al 31 ottobre del 2011. Di vari tipi i comportamenti anomali contestati, ma soprattutto l’uscita in orario di lavoro senza passare il badge elettronico o affidandone la timbratura ad un collega. —

Massimo Donati
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore