Attenzione
A rischio 41 posti al mobilificio Bardi
Aperta la procedura di mobilità, i sindacati stanno trattando con la storica azienda per scongiurare gli esuberi
QUARRATA. Sono 41 i posti di lavoro a rischio alla Bardi di Quarrata. L'azienda che produce salotti ha infatti aperto da circa un mese la procedura di mobilità per 41 dei 58 dipendenti che ha in organico. . Le posizioni in questo momento a rischio sono concentrate prevalentemente nel settore della produzione, mentre tra i restanti 17 posti di lavoro non interessati dalla procedura di mobilità figurano sia addetti alla produzione che impiegati nel settore amministrativo e commerciale.
Da alcune settimane la proprietà della Bardi ha, inoltre, chiesto il concordato preventivo con continuità aziendale, che, se dovesse andare a buon fine, consentirebbe alla Bardi di proseguire nella propria attività. Nel frattempo si è aperta la fase di confronto tra l'azienda e i sindacati, che hanno chiesto alla proprietà l'impiego degli ammortizzatori sociali e il mantenimento della produzione.
Le trattative sono in corso e procederanno con gli incontri delle prossime settimane: le sigle sindacali coinvolte sono al lavoro per convincere la proprietà a valutare le possibili soluzioni alternative agli esuberi. Oltre al destino dei 41 lavoratori interessati dalla mobilità, a destare preoccupazione è anche il futuro produttivo del mobilificio.
Con il taglio di posti che si sta prospettando il timore è che piano piano l'attività legata alla realizzazione dei salotti continui inesorabilmente il suo percorso di allontanamento da un territorio, Quarrata, la cui economia per decenni, in passato, è stata trainata da questo settore.
La vertenza di queste settimane rappresenta un nuovo capitolo di crisi per una delle realtà storiche per la produzione di salotti a Quarrata. Tre anni fa alla Bardi era stata infatti aperta la procedura di mobilità per una sessantina di dipendenti. Dopo settimane di confronto serrato si era arrivati, nel luglio del 2016, a un accordo tra la proprietà e le sigle sindacali Filca Cisl e Fillea Cgil.
La trattativa si era conclusa con la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi per tutti i dipendenti (allora erano in tutto circa 130), la mobilità volontaria con esodo incentivato e l'impegno da parte dell'azienda a favorire il ricollocamento dei lavoratori e a sostenere politiche attive per la gestione degli esuberi.
Anche in quella circostanza i 60 posti di lavoro interessati dalla procedura di mobilità erano localizzati in gran parte nella produzione. La Bardi era giunta alla decisione dopo alcuni anni di impiego degli ammortizzatori sociali. L'accordo reggiunto nell'estate di tre anni fa aprì uno spiraglio nel tentativo di rilancio del settore.
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