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Perseguita un imprenditore per avere un lavoro: arrestato

Perseguita un imprenditore per avere un lavoro: arrestato

Di nuovo in manette il giovane nigeriano finito in cella a Pistoia per ben due volte a fine 2017 per aver tormentato una donna  di cui si era invaghito

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PISTOIA. Un anno e mezzo fa a Pistoia era stato per amore. Ieri, a Sondrio, per un posto di lavoro. Ma il reato è sempre lo stesso: stalking. A finire nuovamente in manette, il giovane nigeriano che nel dicembre 2017 per ben due volte fu arrestato per aver perseguitato un’impiegata allora ventinovenne di cui si era invaghito mentre chiedeva l’elemosina davanti a un bar nei pressi dello stadio.

Ieri, Dane Abiola, 22 anni, è stato arrestato dalla polizia della città lombarda con l’accusa di atti persecutori nei confronti di un imprenditore della Valtellina. Secondo la ricostruzione, il giovane aveva chiesto al libero professionista di trovargli un lavoro ma con il passare del tempo i suoi comportamenti si erano fatti sempre più minacciosi. Tanto che, nei giorni scorsi, l’uomo si è rivolto alla Squadra mobile della questura per chiedere aiuto.

Richiesta rinnovata ieri al 113, quando il 22enne si è ripresentato nel suo ufficio. Gli agenti di una Volante sono intervenuti sul posto e hanno arrestato Abiola, accertando che aveva alle spalle già due precedenti di polizia a Pistoia per lo stesso reato. Dove, era finito anche in carcere. E da dove, una volta rimesso in libertà, si era spostato in Valtellina. A Sondrio, lo scorso 29 maggio, aveva ricevuto dal prefetto un decreto di espulsione.

Richiedente asilo dal 2015 per motivi umanitari aveva, a un certo punto, visto scadere il permesso di soggiorno senza chiederne il rinnovo e, nel frattempo, l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale si era concluso in modo negativo. Il nigeriano ha chiesto quindi con “insistenza” all’imprenditore di trovargli un lavoro senza riferirgli che avrebbe dovuto già avere abbandonato l’Italia.

A Pistoia, come detto, fu arrestato due volte. Infatti, a dissuaderlo dal perseguitare la giovane di cui si era invaghito non era stata sufficiente la misura cautelare del divieto di dimora disposta dal giudice dopo il primo arresto. Si era ripresentato pochi giorni dopo davanti all’ingresso dell’ufficio della ragazza e questa volta il gip del tribunale lo aveva messo in carcere. —

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