Sponsorizzazioni gonfiate: prime richieste di condanna
È stato il giorno della requisitoria del pm e delle arringhe degli avvocati difensori nell’udienza dal gup per le false fatturazioni alle società ciclistiche dilettantistiche
PISTOIA. Prime richieste di condanna in tribunale nell’ambito dell’udienza preliminare sul giro di sponsorizzazioni gonfiate alle società ciclistiche dilettantistiche che, nel 2013, fece finire 21 persone nella rete della Guardia di finanza, al termine dell’operazione “Sprint finale”. Al termine della propria requisitoria il pubblico ministero Linda Gambassi, ha chiesto 8 mesi di reclusione per Alfiero Parlanti, 79 anni, di Monsummano, e 2 anni e 4 mesi per Paolo Chiesa, 62 anni, imprenditore di Parma: il primo accusato soltanto di concorso in false fatturazioni, il secondo anche di associazione per delinquere.
Accusa, quest’ultima, per la quale ieri il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per altri 9 imputati. Mentre gli altri reati contestati vanno dalle false fatturazioni, al favoreggiamento, alla falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale.
Secondo le accuse, l’associazione a delinquere, attraverso 9 associazioni ciclistiche dilettantistiche della Valdinievole, avrebbe stipulato falsi contratti di sponsorizzazione con un giro di fatture false di oltre 5.500.000 euro. Una cinquantina le aziende, soprattutto del nord, che nell’arco dei quattro anni presi in esame avrebbero partecipato alla frode.
Nel corso della precedente udienza, il gup Luca Gaspari aveva sentenziato cinque proscioglimenti: due per prescrizione del reato, altri tre in quanto gli imputati sono già sotto accusa in altri procedimenti penali aperti sugli stessi fatti. I tre imputati per i quali ha sentenziato il non luogo a procedere per il principio giuridico del “Ne bis in idem” (nessuno può essere processato due volte per lo stesso fatto), sono Paola Noferini, 54 anni, di Pescia (la cui posizione era già stata archiviata), Antonio Mazzei, 67 anni, di Larciano (la cui posizione è stata stralciata), e Andrea Maestrelli, 35 anni, piccolo imprenditore residente a Capraia e Limite (che è già stato giudicato dal tribunale di Firenze). Sentenza di non luogo a procedere per la prescrizione dei reati loro contestati, invece, per Matteo Provini, 46 anni, residente a Castell’Arquato, e Luca Trancossi, 46 anni, residente a Fidenza.
Per quanto riguarda la posizione di Diego Turato, 60 anni, di Piove di Sacco, il gup ha deciso lo stralcio e la trasmissione degli atti alla procura di Venezia per competenza territoriale: il reato contestato all’imputato sarebbe stato commesso in quel distretto.
Quattro le richieste di patteggiamento, sulle quali il gup si pronuncerà il prossimo 16 luglio, quando è prevista la sentenza per gli imputati processati con il rito abbreviato e l’ordinanza sulle richieste di rinvio a giudizio. Oltre a quella di Giampiero Mariani, 49 anni, all’epoca dei fatti dipendente del Comune di Monsummano, respinta dal gup, ci sono le richieste dell’imprenditore delle calzature Sergio Natalini, 69 anni, di Monsummano; di Gianni Saltini, 77 anni, imprenditore residente a Langhirano (Parma); di Gabriele Pagli, 63 anni, di Pieve a Nievole; e di Franco Lotti, 63 anni, di Montecatini. L’udienza di ieri è stata dedicata alla requisitoria del pm e alle arringhe degli avvocati difensori.
«Così funzionava il meccanismo messo in piedi»
Questo il meccanismo che secondo la procura era stato messo in piedi. L’imprenditore emette un assegno, diciamo, di 10.000 euro per sponsorizzare l’attività della società sportiva, formalmente con il vantaggio di farsi pubblicità. La società rilascia una fattura di pari importo, che l’imprenditore potrà mettere a bilancio e detrarre dall’imponibile fiscale. In realtà, gran parte di questi soldi, diciamo 7.000 euro, vengono restituiti all’azienda sotto banco. Alla società ne rimangono 3.000: 2.000 vengono iscritti a bilancio, che emette per questo una fattura per tale importo relativa alla stessa operazione (si ha quindi una doppia fatturazione), gli altri 1.000 vengono spartiti tra gli organizzatori della frode.
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