Sicurezza
Mamma albanese batte l’Inps: avrà il bonus bebè
L’istituto le aveva negato gli 800 euro perché la donna, pur lavorando, non aveva il permesso di soggiorno di lungo periodo
PISTOIA. Il bonus bebè di 800 euro deve essere pagato dallo Stato a tutte le madri, anche a quelle straniere.. Lo ha stabilito il tribunale ordinario di Pistoia, sezione lavoro, che ha condannato l'Inps al pagamento del “buono nascita” una tantum nei confronti di una giovane madre albanese. La donna se lo era visto rifiutare, e ha deciso di presentare ricorso. E la sua costanza adesso è stata premiata. Il giudice Francesco Barracca, con un'ordinanza emessa il 27 maggio scorso, ha condannato come discriminatoria la condotta dell'Istituto nazionale di previdenza sociale, che nelle sue circolari aveva stabilito che il diritto al bonus competeva alla donne extracomunitarie solo nel caso in cui fossero titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo.
Invece, ha stabilito il giudice Barracca, tutte le donne che lavorano regolarmente in Italia, devono godere delle relative prestazioni assistenziali, indipendentemente dalla loro nazionalità. Oltre che al pagamento del bonus, l'istituto di previdenza è stato condannato anche al pagamento delle spese di lite in favore della parte ricorrente, spese quantificate in 1.776 euro per compensi professionali.
La donna aveva un permesso di soggiorno per motivi familiari, che pur non essendo di lungo periodo, le permetteva comunque di lavorare regolarmente in Italia.
In base a quanto riportato nell'ordinanza pronunciata dal giudice, il diniego dell'Inps alla corresponsione della prestazione richiesta dalla madre albanese è da considerarsi "illegittimo e discriminatorio" poiché pone la donna, comunque in possesso dei requisiti per lavorare nel nostro paese, "in una situazione deteriore rispetto alle altre lavoratrici comunitarie", negandole di fatto di beneficiare delle prestazioni assitenziali dello Stato italiano.
In altre parole, se una donna lavora in Italia, ha stabilito il tribunale di Pistoia, non c'è motivo per cui non possa godere, a causa della sua cittadinanza, di un beneficio previsto dalla legge.
La decisione ha un precedente nell'ordinanza emessa dal tribunale di Milano nel 2017. Anche in quel caso i giudici, condannando l'Inps, hanno sottolineato come l'istituto con la sua condotta avesse discriminato tra cittadine comunitarie e non.
"La disposizione nazionale che ponga lo straniero lavoratore in una posizione di svantaggio rispetto al cittadino italiano riveste un'illegittima portata discriminatoria - hanno ribadito i giudici della Corte di Appello di Milano - la quale si estende agli atti e ai comportamenti delle pubbliche amministrazioni che ne fanno attuazione", tra cui appunto l'Inps. Il caso riguardava una mamma salvadoregna che si era vista rifiutare la domanda di assegno.
Ma altre cause sulla medesima questione sono ancora in corso in diversi tribunali italiani.
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