Gioco
Agguato alla chiusura: tre banditi armati rapinano la sala Snai
Massimo Donati
Pistola e coltello, hanno aggredito l’impiegato all’uscita e lo hanno costretto a rientrare e ad aprire la cassaforte
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PISTOIA. Appostati in auto, hanno aspettato che il giovane impiegato si apprestasse a chiudere l’inferriata scorrevole. E lo hanno sorpreso alle spalle. Costringendolo, sotto la minaccia di una pistola e di un coltello, a tornare dentro la sala scommesse e ad aprire loro la cassaforte. Per poi dileguarsi con un bottino di 20.000 euro, dopo aver rinchiuso nel bagno la loro vittima, con polsi e caviglie legati con delle fascette.
Erano all’incirca le undici e mezzo di domenica sera quando i tre banditi hanno messo a segno il colpo alla sala Snai di via Pacinotti, a due passi dalla rotonda di Porta Lucchese. Non a caso i rapinatori hanno scelto la domenica delle elezioni per entrare in azione, con le forze dell’ordine impegnate nella sorveglianza ai seggi. Così come, d’altra parte, aveva fatto il bandito solitario che, in occasione delle politiche, il 4 marzo 2018 aveva rapinato la gelateria attigua alla sala scommesse (fu arrestato nel maggio successivo dalla polizia).
Fatto sta che quello messo a segno domenica sera era un colpo ben studiato. I banditi conoscevano gli orari di chiusura e sapevano che dalla strada non sarebbero stati visti mentre aggredivano l’impiegato, dato che alla porta d’ingresso della sala Snai si arriva con una specie di tunnel. Il giovane impiegato – 29 anni, di Pistoia – dopo aver chiuso la sala alle 23, aveva completato le operazioni di conteggio del denaro e lo aveva messo in cassaforte. Quindi, chiusa a chiave la porta, ha fatto per chiudere anche l’inferriata scorrevole. Ed è stato in quel momento che due dei tre banditi (il terzo è rimasto al volante dell’auto, un’utilitaria bianca) gli sono piombati alle spalle. Scaldacollo tirato su fino al naso, cappuccio in testa e occhiali da sole, lo hanno bloccato e, minacciandolo con pistola e coltello, lo hanno costretto a riaprire la porta. Uno solo dei due ha parlato, con accento campano, intimandogli di portarli alla cassaforte e di aprirla.
Dopo aver infilato i soldi in una borsa, hanno spinto l’impiegato nel bagno e ce l’hanno rinchiuso, dopo avergli serrato polsi e caviglie con delle fascette da elettricista. C’è voluto qualche minuto al giovane per allentarne una, liberarsi e telefonare al 113.
Sul colpo sta indagando adesso la Squadra mobile della questura.
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