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Imu non pagata, il Comune batte cassa

Fabio Calamati
Imu non pagata, il Comune batte cassa

Pistoia, in arrivo cartelle per quasi tre milioni

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PISTOIA. Appena digerito il rospo della Tari 2019, aumentata del 19 per cento, che andava pagata entro il 16 maggio, nuove nubi nere si addensano all’orizzonte dei contribuenti pistoiesi, o almeno di una parte di loro. Gli uffici comunali hanno infatti appena alzato disco verde all’invio del terzo elenco di cartelle per richiedere il versamento del’Imu 2018 non pagata. Sono in tutto 1.685 richieste, che da Palazzo di Giano sono già transitate all’Agenzia delle entrate. E il totale delle somme richieste dal Comune raggiunge quasi i tre milioni di euro: per la precisione, 2 milioni 905.922 euro.

Una somma enorme, poco meno di quello che il Comune paga ogni anno di interessi per i suoi circa 80 milioni di debito.. Cosa sono questi soldi? Si tratta dell’ Imu non pagata ma accertata dal Comune nel 2018. L’Imu è quell’imposta che si deve versare se si è proprietari di beni immobili di qualunque tipo, con l’eccezione della casa in cui si vive, che è esente ormai dal 2014. Quindi seconde e terze case, box, negozi, fondi, fabbricati di qualunque tipo. Ogni anno il Comune incassa circa 50 milioni da questa imposta, che insieme all’addizionale Irpef costituisce la base delle entrate tributarie di Palazzo di Giano.

Una parte dell’Imu dovuta non viene però pagata. Può accadere per pura e semplice dimenticanza, oppure per un calcolo errato (rispetto a quello che risulta al Comune), o anche per il fatto che il contribuente attraversa un momento di difficoltà economica e magari dà la precedenza a spese più “vitali” rispetto all’Imu.

Contro quest’evasione Palazzo di Giano ha sempre cercato di andare a caccia. Un’attività che negli ultimi due anni si è enormemente potenziata. Ha dato un contributo importante l’adozione di nuove procedure informatiche che rendono più facile incrociare le informazioni di diverse banche dati a disposizione del Comune. Ma almeno altrettanto importante è il cambio di metodologia degli uffici di Palazzo di Giano, che ora puntano a scoprire le evasioni più recenti, considerate quelle che più facilmente portano ad un pagamento spontaneo.

Questi cambi di metodologia hanno portato a risultati inattesi persino dagli uffici comunali: ecco il perché di una quantità così alta di Imu evasa e “scoperta”.

Due cose da precisare. La prima: anche dopo l’invio di questa cartella, la gran maggioranza degli evasori non paga comunque. Generalmente la percentuale di versamenti che Palazzo di Giano riesce ad ottenere oscilla tra il 10 e il 15 per cento. Questi, alla fine, saranno i soldi veri che entreranno nelle casse del Comune.

Anche per questo, seconda precisazione, la scoperta di 4 milioni di Imu evasa non cambia più di tanto il bilancio del Comune. Le nuove regole del “bilancio armonizzato”, infatti, obbligano l’amministrazione a inserire in bilancio una voce uguale e contraria, che va ad accrescere il cosiddetto “Fondo crediti di dubbia esigibilità”, che già oggi supera i 45 milioni di euro. Insomma, il Comune sa che quei soldi sono solo teorici e ha già scontato che ne entreranno davvero molto pochi. —

Fabio Calamati
 

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