Sicurezza
Maxi-ammanco, il pm chiede quattro condanne
«Omettendo i controlli dirigenti e revisori hanno consentito che Giuliano Sichi si potesse appropriare dei soldi pubblici»
PISTOIA. «Segnali di allarme, evidenze che non potevano non essere notate. Tutti gli imputati avevano certamente questa consapevolezza. Non certo del reato che il Sichi stava commettendo, quanto del proprio omesso controllo. E del fatto che da questo loro omesso controllo poteva derivare la commissione di illeciti».. Il concetto è quello del cosiddetto dolo eventuale: una persona è cosciente delle conseguenze che il suo comportamento potrebbe avere e ne accetta il rischio. Ed è in base a tale presupposto che, al termine della requisitoria, il pm Luigi Boccia ha chiesto la condanna per tutti e quattro gli imputati nel processo bis per il maxi-ammanco nelle casse della disciolta comunità montana. Ammanco per il quale l’ex economo e tesoriere dell’ente Giuliano Sichi è stato condannato a 8 anni in primo grado per peculato nel procedimento principale.
Adesso, sul banco degli imputati, accusati di concorso doloso in peculato per omissione, siedono Rosa Apolito, ex segretario generale e dirigente generale dell’area amministrativa dell’ente; Roberto Fedeli, ex dirigente dell’ufficio tecnico urbanistico; Alessandro Michelotti, revisore dei conti dal 2006 al 2011 (attualmente, tra l’altro, amministratore unico della società “Terme di Montecatini spa); e Antonella Giovannetti, revisore dei conti dal 2000 al 2006.
Per i primi tre, il pm ha chiesto la condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione, per la quarta 2 anni e 10 mesi, ritenendo il comportamento di quest’ultima di minore gravità. Per tutti ha chiesto la concessione delle attenuanti generiche, in considerazione della condotta da lui definita subdola tenuta dal Sichi.
Come detto, il pm contesta ai quattro il fatto che, non adempiendo all’obbligo imposto loro dalla legge e dal regolamento della Comunità montana di controllare l’operato del Sichi, avrebbero consapevolmente accettato il rischio che potesse commettere i reati per i quali è stato condannato nell’altro processo. Giuliano Sichi era accusato di aver sottratto alle casse dell’ente, in dieci anni, oltre un milione di euro, sfruttando “artifizi contabili ovvero falsi documentali di vario tipo” riguardanti mandati di pagamento, ricavi dalla vendita di legna da ardere, rimborsi Inps e così via. Truccando, per coprire le operazioni illecite, i bilanci della Comunità e i conti consuntivi, di cui lui stesso attestava la regolarità (di qui le accuse di falsità ideologica). —
Massimo Donati
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