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Ora Candeglia rivuole le circoscrizioni: «Ci manca il dialogo con il Comune»

Fabio Calamati
Ora Candeglia rivuole le circoscrizioni: «Ci manca il dialogo con il Comune»

I cittadini della frazione lamentano una serie di disagi legati alle piccole manutenzioni e alla carenza di servizi

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PISTOIA. «L’elenco delle cose che non vanno bene sarebbe lungo. Chiediamo cinque lampioni, ce ne danno tre, che non bastano. Le cunette delle strade non vengono pulite e quando piove ci sono problemi. Gli alberi non vengono potati. Ma chi dovrebbe pensare a queste cose? La verità è che da quando hanno eliminato le circoscrizioni, per noi che abitiamo a Candeglia e nelle valli delle Buri, è venuto a mancare il contatto con l’amministrazione». . Chi parla è Andrea Amoroso, esponente dell’attivissimo Coordinamento delle Valli delle Buri, che ha approfittato della tappa del “Caffè Tirreno” al circolo Arci di Candeglia per sollevare un problema che gli sta a cuore. E non solo a lui.

Sì, perché anche se Candeglia è distante solo tre chilometri dal Palazzo comunale, parlando con la gente di qui si ha l’impressione di trovarsi in una estrema periferia semi-dimenticata. E allora un’occasione come il Caffè Tirreno è preziosa per tirare fuori tutti i grandi e piccoli problemi quotidiani che l’amministrazione potrebbe risolvere.

Santuzza Corsini: «La questione dell’ufficio postale: noi ce lo abbiamo, ma manca la macchinetta conta persone per le file. Ce l’ha anche l’ortolana, possibile che l’ufficio postale non riesca ad averne una? Quando siamo lì per una qualunque pratica, tocca mettersi sempre d’accordo su chi c’era prima e chi è arrivato dopo. E poi il bancomat: in tanti uffici postali c’è, qui invece no. Per prendere dei soldi bisogna scendere fino in porta San Marco, almeno finché ci rimane la filiale dell’ex Cassa di risparmio».

In mancanza di uno sportello dove rivolgersi, ci si arrangia con i contatti diretti. «Ho parlato con l’assessore Capecchi, mi ha detto che per rifare le strisce pedonali c’è da aspettare la fine del mese. Speriamo, perché qui la gente in macchina corre e i pedoni rischiano la vita», spiega Anna Lottini.

Altro tema, i dissesti idrogeologici. «Un anno e mezzo fa – racconta Tommaso Falbo – in via della Casetta è franato un muro. I detriti sono rimasti lì, ci sono le transenne. Nessuno si è fatto vedere». Gli esempi di incuria non mancano. Anche quando ci vorrebbe davvero poco per rimettere le cose a posto. «In via Brontola abbiamo gli ulivi che dai campi sporgono nella strada – dice Luciana Beneforti – e quei rami danno noia. Quando piove ci si bagna tutti, quando è bel tempo si rischia di perdere un occhio con quei rami che ci si ritrovano proprio all’altezza del viso».

Quando poi i lavori vengono fatti, capitano spesso altri problemi. «In via della Valle – spiega Tullio Bucci – hanno rifatto 500 metri di acquedotto. Ma ora si sta rompendo il tratto a monte, ci sono continue perdite».

Ma non ci sono solo le lamentele per problemi relativamente piccoli. Candeglia si sente debole e inascoltata, a torto o a ragione, anche quando si impostano le grandi scelte. Ne è un esempio l’indicazione delle aree vocate al vivaismo, che in realtà è una competenza spettante alla Provincia, ma che da queste parti considerano come un possibile rischio per il futuro. Sì, perché le valli delle Buri, compresa Candeglia, sono caratterizzate dalla presenza degli ulivi, con le loro foglie cangianti tra verde scuro e argento quando il vento soffia giù dall’Appennino. Il vivaismo, che ha ridisegnato il volto della piana più a sud, qui praticamente non è ancora arrivato. Ma la fame di nuove superfici è tanta e per questo a Candeglia temono che il perimetro delle aree vocate si allarghi troppo verso nord.

«Qualcuno qui ha anche messo degli striscioni – sottolinea Stefania Corsini – e c’è timore che le cose vadano in questa direzione, perché ci sono zone dove gli ulivi piano piano spariscono». –

Fabio Calamati

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