Il Tirreno

Pistoia

Alle Fornaci aspettano i vigili urbani: «Ma chi governa dovrebbe fare di più»

Fabio Calamati
Alle Fornaci aspettano i vigili urbani: «Ma chi governa dovrebbe fare di più»

Tutti favorevoli a un maggiore controllo del territorio, i cittadini del quartiere chiedono servizi e iniziative di animazione

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PISTOIA. Ben vengano i vigili urbani “di prossimità” alle Fornaci. Il progetto sperimentale del Comando di polizia municipale di Pistoia, che prevede l’utilizzo di una pattuglia suppletiva di due agenti per tener d’occhio le zone più “calde” del territorio comunale, solleva solo apprezzamenti nel quartiere, indicato come uno dei destinatari principali del servizio. 
 
Piuttosto, molti pensano che una maggiore sorveglianza, da sola, non basterà a risolvere i mille problemi delle Fornaci. Problemi che si chiamano occupazioni abusive di alloggi pubblici, furti, abbandono di rifiuti, danneggiamenti di arredi urbani, schiamazzi notturni. E tutti gli attriti che si generano quando finiscono a contatto residenti da decenni e immigrati, assegnatari in numero massiccio delle case popolari, la gran maggioranza degli alloggi del quartiere. 
 
«Certo che servirebbe una maggiore sorveglianza» sottolinea Riccardo Bianchi, intervistato davanti all’unico supermercato del quartiere. «Qui sparisce di tutto, in particolare i motorini. E poi ci sono traffici strani attorno ai bidoni dei rifiuti, laggiù». Mario Ruggiero, 36 anni di residenza alle Fornaci, è un filo pessimista. «Più controlli sono utili – dice – ma non risolveranno molto. Spesso vengono i carabinieri a controllare, ma la situazione non cambia. Di chi è la responsabilità? Anche degli immigrati: quando è pomeriggio tardi, qui sembra di essere in Marocco». Puntare il dito su chi ha la pelle scura va sempre bene...
 
Ieri mattina, in realtà, col tempo brutto e le raffiche di vento, erano rare le persone che attraversavano piazza Mandela, simbolo di un piano di recupero ambizioso ma arenatosi a metà del guado. Ci sono pochi quartieri, a Pistoia, che possono vantare una piazza come questa: priva di auto, ampia e circondata di edifici moderni. Ma i fondi commerciali sono quasi tutti vuoti, tra le lastre di cemento affiorano qua e là le erbacce e la pergola del passaggio pedonale avrebbe un grande bisogno di essere potata.
 
Sergio Ferrari, 80 anni, è membro del Comitato di quartiere che il recupero l’ha promosso. «Una maggiore presenza dei vigili urbani sarebbe importante – dice – perché qui ci sono insicurezza e maleducazione, c’è tanta gente che fa casino, soprattutto immigrati. Come Comitato abbiamo cercato di migliorare la situazione, di proporre iniziative, ma devo dire che la gente non ci segue». Vecchio problema: ci vorrebbero più servizi, più animazione, più spazi sociali per la gente. E se poi le cose vanno male, si fa sempre in tempo a dare la colpa agli immigrati.
 
Gli risponde uno che fornacino non è, ma che da queste parti ci passa spesso intere giornate, il presidente della Croce Rossa di Pistoia Giorgio Taffini. L’ente che guida ha aperto da tre anni una sede a due passi da piazza Mandela. «Il segreto – dice – è insistere, non ci si deve scoraggiare. Da quando abbiamo aperto, nel 2016, abbiamo subito sette furti. Poi abbiamo messo le telecamere e i furti sono cessati. Probabilmente erano ragazzini che qualcuno allenava a fare i colpi. Ma noi resistiamo perché questo è un punto di confine».
 
D’accordo con i controlli, ma non con le motivazioni formulate dal Comune, è Guido Consiglio, gestore del bar e circolo Aics, da sempre voce critica contro Palazzo di Giano. «Parlano di schiamazzi – dice – ma dove li hanno visti? Magari ci fossero, gli schiamazzi! Il problema è che qui è tutto deserto». Nel bar entra un cliente. «Vigili? Qui ci sono già, negli uffici del Comune qui accanto» dice Giulio Indovino. «Il problema è che le regole devono essere uguali per tutti. La casa dove sto ora con la mia compagna è di 40 metri quadri. E agli immigrati danno alloggi grandi». 
 
«Da due anni – riprende Consiglio – chiedo al Comune di fare qualcosa qui. Il sindaco fa bandi a ripetizione a Monteoliveto e in piazza della Resistenza, ma qui non riesce a portarci neanche un mercatino. Per non parlare di questi fondi, che continuano ad essere vuoti. Io ho fatto un investimento qui, fidandomi delle promesse di sindaco e consiglieri. Ma adesso cerco di vendere». 

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