Lutto
L’applauso più caldo al volontario della Liberazione Dumas Remoli
L’incontro tra l’ex presidente Anpi Giorgio Smuraglia e il pistoiese che combattè insieme a lui nel “Cremona”
PISTOIA. L’incontro di venerdì 3 maggio era dedicato all’ultimo libro del presidente emerito dell’Anpi nazionale Giorgio Smuraglia. Ma il primo applauso è andato a lui, Dumas Remoli, 92 anni, che era seduto in settima fila al saloncino soci della Coop, ad ascoltare la testimonianza del suo ex commilitone. Perché Giorgio e Dumas, 75 anni fa, combatterono insieme come volontari a fianco dei partigiani e degli Alleati nel gruppo di combattimento “Cremona”, sul fronte del Po, fino alla liberazione di Venezia. . Smuraglia e Remoli, allora, non si conobbero. Lo fecero una decina di anni fa, per l’anniversario della battaglia di Alfonsine, che vide il “Cremona” tra i protagonisti. E si sono stretti di nuovo la mano ieri pomeriggio, giusto un sorriso e un silenzio commosso a rimarcare la vertigine di due vite che tornano ad incrociarsi per un momento. Poi Giorgio Smuraglia si è di nuovo seduto ad ascoltare Rosalba Bonacchi (segreteria Anpi di Pistoia), Sandra Bonsanti, (giornalista e scrittrice, presidente emerita di Libertà e Giustizia) e Giovanni Tarli Barbieri (ordinario di diritto costituzionale), che hanno presentato il suo ultimo libro “Con la Costituzione nel cuore”, un’appassionata difesa del valore della carta costiturzionale e dei suoi principi, nati proprio dalla lotta di Liberazione. È stata Rosalba Bonacchi, illustrando la figura di Smuraglia, a ricordarne l’impegno nella lotta contro i nazifascisti e a citare la presenza in sala di Dumas, applaudito da tutti.
Lui, Dumas, è rimasto composto ad ascoltare, a fianco del suo amico Renzo Corsini. Nel febbraio 1945 c’era anche lui tra i tanti giovanissimi volontari pistoiesi che partirono da piazza del Duomo per combattere a fianco degli Alleati nei reparti del rinnovato esercito italiano, anche se la loro città, Pistoia, era già stata liberata.
«Ero tra i più giovani – ricorda – tanto che non mi volevano arruolare. Mi toccò andare a Roma, al Ministero della guerra, per ottenere la possibilità di combattere con i miei amici. Immaginatevi me, un ragazzetto, a Roma. Ma alla fine ce la feci. Partii da Pistoia con una decina di “fornacini” (ragazzi del quartiere delle Fornaci), ci si conosceva tutti. Di quel gruppo, tutti tornammo a casa, ma oggi sono rimasto soltanto io».
Dopo il 25 aprile Dumas Remoli tornerà sotto le armi, perché il servizio prestato nel “Cremona” non era sufficente a soddisfare gli obblighi della leva. Poi iniziò a lavorare all’Inps.
Oggi è un 92enne dal fisico asciutto e dalla parlantina sciolta. «Mamma era di Modena, il babbo di Porretta Terme. Tutti e due emigrati negli Usa, si conobbero nel paese dell’Illinois dove lui lavorava come minatore. Negli Stato Uniti ebbero tre figli, poi decisero di ritornare in Italia e si stabilirono a Pistoia. Io sono nato qui».
Remoli ritorna con piacere agli anni della giovinezza. «Ascoltavo da mia madre i racconti di come era la vita in America. Lei mi descriveva la democrazia di quel paese, dove ogni quattro anni si votava il presidente. Tutta un’altra cosa rispetto all’Italia di allora, sotto il fascismo. Difatti mia madre mi ammoniva sempre a non parlare di queste cose a scuola, per non avere problemi. Ma io a volte sfottevo i miei compagni. Perderete la guerra... gli dicevo. Sono stato democratico dentro, quando fuori c’era ancora il fascismo». —
Fabio Calamati
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