Gioco
«Io, visitato a San Marcello, operato a Vinci. Perché l’Asl non investe sul San Jacopo?»
Andrea Brachi (Cgil pensionati) attacca la politica regionale di comprare prestazioni da privati per abbattere i tempi di attesa
* La replica dell'azienda: seicento interventi in più all'ospedale di Pistoia
PISTOIA. Nell’Asl Toscana Centro si acquistano interventi chirurgici da cliniche private per abbattere le liste di attesa. Ma è una scelta razionale, se all’interno della stessa Asl ospedali come il San Jacopo di Pistoia utilizza solo a metà le 13 sale chirurgiche di cui è dotato? Non sarebbe meglio assumere il personale che manca (infermieri, anestesisti) per sfruttare al meglio le strutture pubbliche esistenti, piuttosto che noleggiare spazi e prestazioni da aziende sanitarie private? . Le domande le pone il segretario provinciale dei pensionati (Spi) Cgil Andrea Brachi, in una dettagliata lettera che vuol essere soprattutto un invito a riflettere sulla scelta compiuta dalla giunta regionale alla fine dello scorso anno (la delibera, per la cronaca, è la 476 del 2018) di combattere le liste di attesa acquisendo dai privati accreditati “pacchetti” di prestazioni da offrire attraverso i Centri unici di prenotazione.
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Brachi parte dalla richiesta, formulata dal suo medico, di una visita chirurgica “per probabile ernia inguinale” nel novembre dello scorso anno. La visita entro i 10 giorni previsti dalla Regione è possibile farla, ma a San Marcello, a 30 km da Pistoia. Altrimenti c’è Pescia, ma a gennaio. E Pistoia? «Non è dato sapere» è la risposta che Brachi racconta di aver ricevuto.
Il sindacalista opta comunque per San Marcello, dove effettua la visita il 4 dicembre. «Ma se il cittadino in questione – scrive Brachi – fosse stata una persona anziana, senza patente, senza nessun familiare disponibile, come ci sarebbe andato a San Marcello?».
A marzo l’Asl comunica la possibilità di operarsi, ma a Sovigliana, comune di Vinci, presso la clinica privata convenzionata “Leonardo”. Brachi accetta, «ma se – domanda ancora – un familiare disponibile (ad accompagnarlo il giorno dell’intervento, ndr) non ci fosse stato?».
Brachi si sottopone poi a una visita il 7 marzo all’ospedale di Pistoia e una seconda visita, di preospedalizzazione, il 28 marzo a Sovigliana. Prima dell’operazione, che viene fatta il 16 aprile e che riesce bene. Ad operarlo è un chirurgo appositamente venuto da Pistoia. E qui scatta la terza domanda: «Ma se a Pistoia ci sono 13 sale operatorie e normalmente ne vengono usate 5/6, perché non cercare di utilizzare quelle “vuote”? La risposta è stata: perché mancano anestesisti, ferristi, infermieri pubblici per tenerle aperte (che comunque sono state costruite, attrezzate con soldi pubblici)».
Considerazione conclusiva di Brachi. Certe soluzioni possono forse essere utili per tamponare una emergenza, ma non come scelta definitiva. «Continuando così, si continua a penalizzare soprattutto chi è solo, anziano, senza mezzo di trasporto personale o familiari... credo che ci sia bisogno di scelte più radicali (assunzione del personale necessario e più risorse economiche), se non vogliamo non solo continuare in questa strisciante privatizzazione del sistema sanitario pubblico, ma continuare a penalizzare i più deboli». –
Fabio Calamati
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