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Pistoia

la proposta 

Case popolari negli immobili confiscati alla criminalità

Valentina Vettori
Case popolari negli immobili confiscati alla criminalità

I sindacati chiedono più attenzione ai Comuni sull’uso dei beni sottratti alle mafie «In provincia sono una quarantina tra edifici e terreni, usiamoli per la collettività»

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PISTOIA. Recupero e riutilizzo come “cosa pubblica” dei beni e delle aziende confiscate alla mafia nel territorio della provincia di Pistoia. Firma del protocollo di intesa sugli appalti per superare le assegnazioni delle gare che seguono il massimo ribasso, privilegiando le aziende del territorio e quelle che garantiscono la tutela dei lavoratori in subappalto. Sono queste le principali novità introdotte all’interno della Piattaforma per la contrattazione sociale unitaria per il 2019 presentata dalle segreterie confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil ai Comuni della provincia di Pistoia, con l’obiettivo portare avanti la concertazione preventiva sui bilanci di previsione degli enti locali.

Una “chiamata” a cui, dall’inizio dell’anno, hanno risposto sedici Comuni su venti, avviando un percorso di confronto con i sindacati, a eccezione di Agliana, Borgo a Buggiano, Massa e Cozzile e Pieve a Nievole. Sette gli enti che hanno già firmato: Monsummano, Pistoia, Pescia, Ponte Buggianese, Quarrata, San Marcello Piteglio e Serravalle.

Attraverso la piattaforma unitaria, la volontà dei sindacati è impegnare i Comuni a mantenere la spesa per il sociale invariata rispetto agli anni precedenti e, laddove possibile, aumentarla, evitando tagli ai servizi, a partire da quelli educativi e delle politiche sociali. Una contrattazione utile a scovare nelle pieghe del bilancio risorse, come quelle recuperate dall’evasione fiscale (in media le amministrazioni della provincia riescono a recuperare l’80% delle risorse evase), da destinare in via prioritaria a sanità, servizi educativi e politiche del lavoro.

«In provincia di Pistoia – spiega Andrea Brachi, segretario Spi Cgil – ci sono una quarantina di beni confiscati alle mafie: terreni, appartamenti, aziende che, attraverso la contrattazione sociale, potrebbero essere gestiti per progetti sociali, così da renderli di “proprietà pubblica».

L’obiettivo dei sindacati è porre l’attenzione di sindaci e assessori al bilancio sull’importanza del recupero di questi beni confiscati, che possono diventare «uno straordinario contrasto al potere mafioso – si legge sul documento unitario – e un’opportunità per il rilancio del lavoro legale e per riprendere il controllo sociale del territorio», destinando anche gli immobili a uso abitativo per locazioni a canone sostenibile.

Ma tra i punti su cui Cgil, Cisl e Uil tornano a chiedere un impegno ai Comuni, al fine di rafforzare gli enti locali stessi, è la fusione fra quelli medio piccoli.

Un processo che, come già successo per i territori della montagna (San Marcello Piteglio e Abetone Cutigliano) permetta di armonizzare i servizi sul territorio, oltre a consentire pari opportunità per tutti i cittadini nell’accesso, nella qualità e nei costi dei servizi. –



 

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