Sicurezza
Il bambino strappato al lager torna a Pistoia 70 anni dopo
Parla Massimiliano Fischer, 76 anni, l’ex bimbo di Prunetta strappato al lager. «Devo la mia vita a Ernesto e Rita Bragagnolo, che chiamavo babbo e mamma»
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PISTOIA. L’ex bambino ebreo salvato da una famiglia pistoiese di commercianti di scarpe è tornato nella sua città dopo tanti anni. Non ricorda neanche lui esattamente quanti, ma l’impatto per lui è stato importante quanto commovente. Massimiliano Fischer, di Torino, 76 anni, commercialista, ieri pomeriggio ha imboccato l’ingresso della Fondazione Caripit in via De’ Rossi come una celebrità della tv: cronisti e operatori ad attenderlo, insieme a tanta gente che ha voluto essere presente alla presentazione del quaderno numero 32 di "Storialocale" la rivista di storia pistoiese diretta da Andrea Ottanelli e Claudio Rosati.
Una parte del quaderno è dedicata proprio all’incredibile vicenda di Massimiliano Fischer, ricostruita da Camilla Reggianini e Andrea Lottini. Una storia di solidarietà e di riscatto dalla tragedia della deportazione, dalla quale Massimiliano si salvò grazie al rischiosissimo intervento di una famiglia vicina, i Bragagnolo, quando la famiglia Fisher era stata confinata a Prunetta in quanto ebrea.
«Sono legatissimo a questa città - dice Fischer - Sono nato a Prunetta, ma Pistoia è stata la mia prima città di adozione. Sono sempre stato accolto in modo affettuoso dai pistoiesi e, particolarmente in questa ricorrenza, sono grato a loro e in particolare a Camilla e Andrea che hanno organizzato questo evento». Massimiliano parla di parte di vita che non può ricordare, perché era troppo piccolo, ma che che resta indelebile nella sua memoria da quando ha cominciato a prenderne coscienza e il padre gli ha fatto le prime ammissioni.
«Avevo appena 20 giorni quando successe la tragedia. Mia madre fu deportata dapprima nella provincia di Modena, poi ad Aushwitz da dove non è più tornata. Insieme a lei c’erano mia nonna, la sorella, gli zii. Devo la mia salvezza ai coniugi Bragagnolo, Ernesto e Rita. Fino all’età di 6-7 anni sono stato con loro, li chiamavo mamma Rita e papà Ernesto. Mi strapparono dalle braccia dei tedeschi. Quando vennero a prendere mia madre mi risparmiarono perché lei s’impuntò, spergiurando che io ero suo figlio. Quelle cicatrici rimangono indelebili. Sono cose che ti rimangono dentro».
La storia ricostruita nell’ultimo quaderno di "Storialocale" ripercorre quei tragici giorni. Massimiliano era destinato ad essere deportato insieme alla madre, come era prassi. Fu risparmiato una prima volta, ma la seconda volta i carabinieri che si presentarono alla porta non volevano sentire ragioni e Rita Bragagnolo deve essere stata davvero convicente a persuaderli che si trattava di suo figlio. Il padre Otto, originario di Zagabria mentre la mamma era di Fiume, passò qualche anno in un campo di prigionia, ma poi tornò.
«A Prunetta ci sono stato fino a 7-8 anni, facevo la terza elementare alla scuola del paese. Poi è tornato il babbo, che era rimasto senza lavoro e ci siamo trasferiti a Torino. Qui ci sono stato fino alla prima liceo, poi siamo tornati a Pistoia dove mi sono diplomato. Da allora sono venuto solo qualche volta per le vacanze estive, insieme agli zii». Il padre di Massimiliano è morto nel 1989 a 87 anni. «Si è rifatto una vita e io con lui - chiosa Fischer - aveva un carattere solare e una bella testa».
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