Il Tirreno

Pistoia

Tragedia alla cronoscalata, aperta un’inchiesta sulla morte di Fabrizio Bonacchi

Massimo Donati
Tragedia alla cronoscalata, aperta un’inchiesta sulla morte di Fabrizio Bonacchi

E sulla sicurezza del percorso su cui ha perso la vita il tecnico  tessile di Agliana, le accuse di un pilota vittima nel 2014 di un gravissimo incidente

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AGLIANA. La procura di Arezzo ha aperto un’inchiesta sul drammatico incidente che, sabato pomeriggio, è costato la vita a Fabrizio Bonacchi, il pilota aglianese di 53 anni morto durante la seconda sessione di prove della cronoscalata Camucia-Cortona, dedicata alle auto storiche. Il pm Laura Taddei, ha aperto un fascicolo per individuare sia le cause dell’incidente che quelle della morte.. Fabrizio Bonacchi – tecnico tessile, abitava ad Agliana in via Monte Sabotino con la moglie e la figlia adolescente – ha perso il controllo della sua monoposto Formula Gloria andando a schiantarsi contro un albero, perdendo la vita praticamente sul colpo a causa di una frattura alla base cranica. Una delle ipotesi è che l’auto possa avere avuto un inconveniente tecnico. Da accertare, inoltre, il perché di quella frattura nonostante il pilota – come è obbligatorio ormai da anni – indossasse il collare Hans, studiato proprio per impedire tale genere di lesioni.

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Oltre alle tante manifestazioni di cordoglio seguite alla notizia del tragico incidente, sui siti web specializzati sono apparsi anche numerosi interventi sulla sicurezza del tracciato della gara, valida per il Campionato Italiano Velocità Salita Autostoriche: 3,8 chilometri su cui avrebbero dovuto sfidarsi 152 piloti, sia con auto storiche che con auto moderne come la numero 53 di Fabrizio Bonacchi.

A puntare il dito sulla pericolosità di un percorso con così tanti ostacoli ai suoi margini, anche il pilota cosentino Andrea Mammone, che proprio nella Camucia-Cortona, nel 2014, ha avuto un gravissimo incidente le cui conseguenze lo hanno costretto ad abbandonare il volante.

«Innanzitutto voglio esprimere le mie condoglianze alla famiglia di Fabrizio Bonacchi – ha scritto – poi con molta rabbia e delusione voglio ricordare ai signori che gestiscono le gare automobilistiche in salita che siamo al 2019 e non si può disputare una gara in salita in mezzo a alberi privi di ogni protezione. Dopo il mio bruttissimo incidente alla Camucia-Cortona del 2014 (anch’io andai a sbattere contro un albero, distrussi la macchina e mi feci a pezzi), stetti zitto, senza polemizzare, pensando fosse servito come lezione per fare sì che qualcuno della commissione sportiva automobilistica prendesse nota dell’accaduto e cambiasse qualcosa nella sicurezza dei tracciati. Ma non è servito a nulla. Oggi dico che la morte di Fabrizio si poteva evitare».

Vista l’inchiesta aperta dalla procura (la salma potrebbe perciò essere sottoposta all’autopsia), al momento non è stato ancora possibile per la famiglia stabilire la data del funerale.

Fabrizio Bonacchi, espertissimo tecnico del tessuto, lavorava al Lanificio Banci di Oste di Montemurlo. —

M.D.


 

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