Il Tirreno

Pistoia

Ricordati i giovani fucilati dai nazifascisti Il prefetto: «Avrei voluto che ci fossero i ragazzi»

Elisa Pacini
Ricordati i giovani fucilati dai nazifascisti Il prefetto: «Avrei voluto che ci fossero i ragazzi»

I familiari di uno dei martiri chiedono: «Perché il sindaco non c’è?» Il Comune: Tomasi (Fdi) aveva un impegno già preso, c’è il vice 

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PISTOIA. Giovanni Boccardi c’era come ogni anno, spinto sulla sua sedia a rotelle dai figli fino all’arco che apre al verde dietro la Fortezza Santa Barbara, dove il fratello Alvaro fu trucidato dai fascisti. C’erano i militanti dell’Anpi di Piteccio, sezione Poli Valoris, il ventenne del Piestro, un gruppo di case sulla prima collina dopo Capostrada, che insieme al ferrucciano Boccardi, a Lando Vinicio Giusfredi e Aldo Calugi fu trucidato dai nazifascisti. Unica colpa, il “no” all’arruolamento nell’esercito della Repubblica Sociale di Benito Mussolini. C’erano le autorità, le associazioni partigiane e dei reduci, ma non si può dire che il 75° anniversario della fucilazione dei martiri della Fortezza sia stato partecipato dalla città. A rilevarlo anche il vicesindaco di Pistoia, Annamaria Celesti (Forza Italia).


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Il sindaco Alessandro Tomasi (Fdi) era assente (come l’anno scorso) e dal Comune, nel pomeriggio, si è fatto sapere che è stato impossibilitato per un impegno personale preso in precedenza.

Ridotta ai minimi termini anche la rappresentanza dell’opposizione dentro e fuori il consiglio comunale. Poca gente, pochi giovani: hanno lamentato sia Celesti che il prefetto Emilia Zarrilli. Unite nel loro intervento tra passato e presente, con chiari riferimenti alle ultime vicende di bullismo scolastico che hanno scosso la città, dalla lontananza dai ragazzi della Fortezza morti per un ideale all’“assenza di valori” dei ragazzi di oggi.
 

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«Mi spiace che non ci siano gli insegnanti – ha detto il vicesindaco – L’esempio dei ragazzi della Fortezza deve rimanere, creando spazi di approfondimento nelle scuole. Dà valore a parole come vita, libertà e democrazia. Si può morire per queste, non per abuso di alcol e droghe».

«Intimorire è l’obiettivo di tutte le dittature a partire da quella fascista – ha sottolineato Celesti – Si usa la violenza come ricatto per la popolazione. Loro potevano scappare, ma non lo fecero. E sono morti per la libertà, la democrazia e l’amore per la patria. La storia è dalla parte delle vittime».

Interventi tutti al femminile: prima le voci della Compagnia del Rimugino a ripercorrere le ultime ore dei “martiri”, poi il presidente della Provincia, Marzia Niccoli (Pd), e infine Emilia Zarrilli.

«È la prima volta che partecipo – ha detto il prefetto – ma avrei voluto vedere la partecipazione dei giovani. Come giovani erano questi ragazzi che ancora non avevano capito cos’era la vita e ci rinunciavano coscientemente».

Nel 2007, a più di 50 anni dal loro sacrificio, l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, conferì ai martiri la medaglia d’oro al valor civile. «Fino a dieci anni fa c’era sempre tanta gente in questa giornata – dicono Damiano e Stefano Boccardi, nipoti di Alvaro – Due anni fa venne allestito uno spettacolo molto emozionante, fatto da giovani. Forse in quel modo si arriva di più ai ragazzi».

«Perché non c’è il sindaco? Aveva altri impegni? – chiedono – Il vicesindaco ha fatto un bel discorso, ci ha messo del suo. Il gonfalone del Comune di Agliana c’era? Quest’anno non l’abbiamo visto».

 

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