Gioco
Hitachi Rail, i lavoratori dell’indotto reclamano il diritto ad avere la mensa
Gli operai di una quindicina di ditte esterne chiedono di avere condizioni migliori e annunciano iniziative nello stabilimento
PISTOIA. Si ricompatta il fronte del cosiddetto «incentrato», una parte dell’indotto Hitachi Rail Italy, formato dai quasi 500 dipendenti della quindicina di ditte esterne che lavorano all’interno dello stabilimento di via Ciliegiole, supportati dalle sigle sindacali in modo unitario e dai lavoratori diretti dell’azienda giapponese. L’obiettivo è mettere in campo una serie di iniziative sindacali per rivendicare i diritti negati a molti lavoratori delle ditte esterne.
Su tutti, l’accesso alla mensa aziendale che, per un centinaio di operai, è off limits, se non a pagamento. Una situazione che li costringe a portare il pranzo da casa e a mangiarlo fuori dallo stabilimento, spesso in macchina.
Eppure, sono persone che lavorano nella produzione dell’azienda, fianco a fianco dei dipendenti Hitachi e che, oltre a non poter utilizzare la mensa, a parità di mansioni con i colleghi hanno contratti con inquadramenti meno qualificati e, di conseguenza, stipendi minori.
Una prima richiesta delle sigle sindacali nei confronti dell’azienda, per attivarsi sulla questione mensa nei confronti delle ditte esterne, è avvenuta nel dicembre scorso, ma a distanza di oltre tre mesi niente è cambiato. Ragion per cui, nel pomeriggio di venerdì 22 marzo, nel salone del Cral Hitachi, è andata in scena un’assemblea piuttosto partecipata dai lavoratori dell’incentrato, promossa da Fiom, Fim, Uilm e Uglm in modo unitario. Incontro da cui è emersa la volontà di sindacati e lavoratori di portare avanti una prima forma di mobilitazione – probabilmente brevi astensioni dal lavoro – già a partire dalla prossima settimana, e che prenderanno il via proprio di fronte alla fabbrica di via Ciliegiole. All’assemblea erano presenti un centinaio di lavoratori, con una partecipazione come non si vedeva da tempo.
«Segno – spiega Gianluca Zanetti, delegato Rsu Fiom Hitachi Rail Italy – che i tempi sono maturi e che la consapevolezza è cresciuta anche nei lavoratori più giovani».
I sindacati hanno già incontrato i vertici delle aziende dell’«incentrato», direttamente coinvolte, ma senza ottenere ascolto.
«Per cui – prosegue Zanetti – partiremo con una serie di iniziative che prenderanno il via proprio all’interno dello stabilimento Hitachi Rail, chiedendo la partecipazione anche dei lavoratori diretti dell’azienda, perché siamo convinti che la solidarietà sia un valore assoluto, ma anche perché vogliamo far capire ai dipendenti diretti di Hitachi che l’aumento dei diritti per i lavoratori che ne hanno di meno è una garanzia anche per chi quei diritti oggi ce li ha, ma domani chissà. Dopo anni di incertezze legate alle gestione di AnsaldoBreda, con l’avvento di Hitachi finalmente il lavoro c’è, per almeno i prossimi cinque anni. Dobbiamo costruire decine e decine di treni. Questa è un’azienda che funziona, quindi è il momento di cercare condizioni migliori di lavoro, per tutti».
«Si tratta di diritti fondamentali negati a persone che lavorano ogni giorno di fianco a noi – gli fa eco Diego Breschi, delegato Rsu Fiom – e questa è una cosa inaccettabile».
«La grande partecipazione dei lavoratori delle ditte esterne all’assemblea – aggiunge Massimiliano Cadeddu, delegato dell’indotto – è una cosa estremamente positiva. Un segnale che l’indotto, pur nelle sue tante difficoltà legate a lavoratori con contratti e trattamenti diversi, ha capito il valore dell’unità. Noi siamo parte integrante della produzione dell’azienda, per cui è fondamentale mettere in campo un percorso sindacale il cui obiettivo sia ridurre il più possibile la forbice di disparità tra dipendenti delle ditte esterne e dipendenti di Hitachi Rail Italy. E i primi passi in questo senso sono stati compiuti con le ultime due assemblee e la scelta di mettere in campo una serie di mobilitazioni». –
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