Gioco
Dopo quaranta anni di festival Pistoia deve tornare alle radici del Blues
A Palazzo comunale incontro di riflessione sul futuro della rassegna musicale. L’idea centrale è quella di rafforzare il rapporto tra la musica e la città
PISTOIA. Pistoia potrebbe diventare la casa permanente del Blues. Perché Pistoia e la sua storica manifestazione guardano al futuro cercando, con la giusta ambizione, nuove prospettive e strategie di valorizzazione. Nel solco del modello musicale affermato, si cercano, quindi, nuove opportunità che possano portare ad un più profondo radicamento del Festival dentro la città. Nello spazio espositivo della suggestiva mostra “Pistoia città del Blues”, allestita fino al 24 marzo nelle sale a piano terra del Palazzo di Giano, si è iniziato a parlare di questi temi in un primo incontro organizzato dal Comune dal titolo “Oltre i 40: prospettive e sviluppi”. Presenti alla tavola rotonda , tra gli altri, il sindaco Alessandro Tomasi, il direttore artistico del festival Giovanni Tafuro, l’assessore al turismo Alessandro Sabella, il curatore della mostra Fabrizio Berti, il collezionista Silvano Martini, l’ex assessore e musicista Mirko Vannucchi, la giornalista di Controradio Giulia Nuti insieme ai colleghi del Corriere Fiorentino, Giulia Gonfiantini e Giorgio Bernardini che ha moderato l’incontro.
Alle loro spalle, un maxischermo con una carrellata di straordinarie immagini degli artisti saliti sul palco di Piazza Duomo. La mostra sul Blues in corso nelle Sale Affrescate, ha detto Giovanni Tafuro , è servita a prendere nuovamente coscienza di quello che è successo dagli anni 80 ad oggi . Ad avere una maggiore consapevolezza di quello che abbiamo realizzato. Per il futuro dobbiamo cercare di mantenere l’identità miscelata con una atmosfera ricca di accoglienza nella città. Non c’è più una scena Blues , ha continuato, sollecitato da una domanda, l’80% dei musicisti delle foto, che vedete qui, non ci sono più. Esistono artisti meno conosciuti ma negli ultimi anni è cambiato anche il pubblico.
Il sindaco Tomasi ha ribadito la volontà di continuare nella formula tradizionale, quella dei pochi giorni di concerti, 6 quest’anno, mantenendo nelle vie del centro il tradizionale mercatino. Cercando, però, ha affermato il primo cittadino, di mettere in risalto la parte culturale e sviluppare idee nuove intorno ai concerti. Ecco, quindi, il primo incontro, una occasione aperta a suggerimenti. Silvano Martini si è concentrato sull’enorme lavoro per la sicurezza e l’ ottima collaborazione tra le varie forze dell’ordine. Il Blues è oramai una nicchia, ha detto Giulia Nuti, ed è difficile oggi avere grandi nomi. E’ un modello che ha ispirato vari generi musicali. La vera scommessa è la contaminazione. Daniele Nesi, che si occupa delle Pistoia Blues Clinics, attività didattica finalizzata a trasmettere la formazione musicale legata al genere blues, ha detto che questo è l’ unico evento didattico in Europa. Un bel momento di socializzazione cresciuto dalle 20 persone del 2012 ai 75 frequentatori dello scorso 2018.
Per Mirko Vannucchi, il muro dei nomi (all’interno della mostra 400 artisti che si sono esibiti sul palco) è una ricchezza di Pistoia. È necessario mantenere una ispirazione alla musica popolare americana evocativa e sviluppare alleanze e caratterizzazione. Alessandro Sabella ha parlato di Festival Blues come traino e volano per la città.
Dai presenti in sala, infine, sono arrivati i primi suggerimenti, alcune idee: la necessità di un archivio storico, una memoria pubblica che possa, nel corso di tutto l’anno essere sfruttata, una mostra permanente. —
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