Il Tirreno

Pistoia

Quota cento, finora 689 le domande presentate all’Inps tra Pistoia e Prato

di Marco Pagli
Quota cento, finora 689 le domande presentate all’Inps tra Pistoia e Prato

Le perplessità della Cgil: le richieste non sono molte. Il nuovo regime penalizza le donne e chi lavora in edilizia e agricoltura

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Sono 689, fino al 5 marzo, le domande di accesso a “quota cento” che sono state inviate all'Inps dai lavoratori delle province di Pistoia (370) e Prato (319). Le pratiche riguardano al momento una varietà di persone con un'età compresa tra i 62 e i 67 anni di età, per lo più uomini. E dovranno passare dal vaglio dell'istituto di previdenza prima di essere approvate e potere in questo modo aprire le porte del pensionamento anticipato.
Una situazione che però non convince il sindacato, che rileva una serie di criticità nella manovra. Le 689 richieste di pensionamento anticipato arrivano da un bacino di circa 200mila occupati.

«Coloro che hanno fatto domanda di accesso a quota cento possono sembrare tanti – spiega Daniele Gioffredi, segretario della Camera del Lavoro di Pistoia – ma in realtà siamo di fronte ad una misura parziale, che riguarda solo una piccola parte di lavoratori e che prevede tempi e stanziamenti limitati. Potranno accedere solo i nati fino al 1959 e si potrà fare domanda fino al 2021. E poi non siamo di fronte ad una “quota cento” vera e propria, tanto è vero che chi ha 60 anni e 40 anni di contributi non può accedere al beneficio. Insomma, non siamo di fronte ad un'abrogazione della Fornero, ma solo ad una deroga. Certo, se alcune centinaia di lavoratori possono andare prima in pensione è una buona notizia, ma i rischi contenuti in questa manovra sono molti».

Tanto per cominciare il gap di genere, testimoniato anche dai numeri raccolti dalla Cgil provinciale. Le donne, infatti, rappresentano solo un terzo del totale delle domande presentate. Mentre dal punto di vista dei settori produttivi, ce ne sono alcuni completamente assenti. È il caso, ad esempio, dell'edilizia e dell'agricoltura, dove la discontinuità dei rapporti di lavoro non permette un cumulo contributivo tale da accedere a “quota cento”. «Le donne sono molto penalizzate rispetto agli uomini – continua Gioffredi – perché statisticamente hanno contratti peggiori in termini qualitativi e quantitativi e inoltre nella manovra non c'è nessun riconoscimento del loro ruolo di madri, né di coloro che lavorano in casa. E poi ci sono settori, anche numericamente importanti, che vengono tagliati fuori: in agricoltura e in edilizia, che in provincia pesano per oltre il 15% degli occupati, i contratti di lavoro sono più discontinui e arrivare a 38 anni di contributi è difficile senza una piena stabilità. Senza contare il dilagare della precarietà nell'accesso al mondo del lavoro degli ultimi decenni. Non prevedere correttivi vuol dire perpetuare la divisione tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B».

Un'altra grande discriminante arriva dalla diversa tempistica di uscita tra gli occupati del comparto pubblico e quelli del comparto privato. La prima finestra utile per usufruire del pensionamento anticipato è fissata per il 1° di aprile, ma solo la metà dei 689 che finora hanno fatto domanda potranno usufruirne. Per gli altri, invece, ci sarà da attendere almeno fino ad agosto. Il decreto che ha istituito “quota cento”, infatti, prevede la possibilità di uscire dal lavoro a partire da aprile solo per i lavoratori del settore privato. Mentre per quelli del pubblico la prima finestra è stata fissata all'inizio di agosto, con l'eccezione dei lavoratori della scuola che saranno costretti ad aspettare il 1° di settembre.

«La differenziazione è stata introdotta per non mettere in difficoltà gli enti pubblici – conclude il segretario Cgil – che senza uno sblocco del turn over rischiano di perdere parte del loro già risicato organico. Ma questa è un'ulteriore contrapposizione creata dalla misura. Quella che servirebbe è una riforma organica delle pensioni, che riduca i tempi per tutti e che risolva tra gli altri problemi come il blocco agli adeguamenti per l'allungamento della prospettiva di vita e quello alle rivalutazioni Istat. Oltre ad introdurre una pensione di garanzia per i precari, che per di più maturano i propri anni di lavoro in un sistema contributivo»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini