La protesta
Tutti assunti dalla Tesi Vivai i 28 ex lavoratori della Bruschi
Siglato l’accordo per la stabilizzazione tra l’azienda vivaistica e la Flai Cgil Il sindacato: conclusione positiva, che garantisce sicurezza e prospettive
PISTOIA. Sbocco positivo per la vicenda degli ex dipendenti della Sandro Bruschi Vivai passati nell’ottobre 2016 alla Giorgio Tesi Vivai grazie all’accordo che consentì all’azienda di via di Badia di acquisire il ramo d’azienda della Bruschi, poi fallita. Al momento dell’accordo Bruschi-Tesi i lavoratori della prima erano 42: in questi anni 14 hanno trovato sistemazioni alternative, ma 28 erano rimasti in bilico tra la nuova azienda, per la quale lavorano dal 2016, e quella vecchia e ormali fallita, di cui comunque risultavano dipendenti.. Tutto questo fino al 28 gennaio scorso, quando tra la Giorgio Tesi Vivai e la Flai Cgil è stato siglato un accordo che prevede la stabilizzazione dei rapporti di lavoro per tutti e 28 i dipendenti a tempo indeterminato ricompresi nel perimetro del ramo d’azienda della Bruschi preso in affitto nel 2016. In pratica, passeranno tutti alle dipendenze della Giorgio Tesi Group, con contratti a tempo indeterminato.
«Positivo è il risultato raggiunto – si legge in una nota stampa diffusa ieri pomeriggio – in quanto finalmente i lavoratori passano da uno stato di incertezza della loro posizione lavorativa, venutosi a creare con il fallimento della ditta Bruschi, ad una prospettiva di lavoro e maggiore sicurezza».
«Si è arrivati a questa positiva conclusione – è il commento del segretario della Flai Cgil Francesco Baccanelli – dopo un percorso denso di difficoltà, che ha visto anche il sindacato lavorare per la risoluzione dei problemi con chiarezza e trasparenza, privilegiando, per la prima volta nel settore, il principio che i lavoratori sono la parte più debole da salvaguardare in queste particolari situazioni».
Un accordo che è considerato dalla Flai Cgil «il giusto epilogo di un serio percorso di confronto tra il sindacato e la Giorgio Tesi Vivai, iniziato nell’ottobre del 2016, quando, in occasione della sottoscrizione del contratto di affitto del ramo d’azienda con la ditta Bruschi, vennero salvati 42 posti di lavoro nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori».
Rimane invece da definire l’altro volto della crisi dei vivai Sandro Bruschi, cioè la situazione dei circa cento fornitori (molti dalla provincia di Pistoia ma alcuni anche dal Nord Italia) che vantano crediti per circa 10 milioni di euro nei confronti dell’azienda dichiarata fallita l’ottobre scorso dal tribunale di Pistoia, dopo che un mese prima la Corte di appello di Firenze aveva accolto l’istanza di fallimento avanzata da una decina di creditori. Qui la palla è ai curatori fallimentari Olimpia Banci e Nino Maffia, che dovranno liquidare le attività e ripartire le disponibilità tra i creditori.
A complicare ulteriormente la situazione, c’è l’inchiesta che la procura della repubblica di Pistoia ha aperto sulla vicenda, inchiesta nell’ambito della quale il ramo d’azienda è stato posto sotto sequestro. I reati contestati sono truffa aggravata, bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nell’ipotesi che il valore dell’azienda non sia di 1,8 milioni di euro (come da contratto estimatorio) ma molto più alto. —
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