Gioco
Il sindaco Marmo: pronti a salvare dal degrado il campo di Piantaglio
Il primo cittadino ha dato mandato agli uffici tecnici di verificare se il terreno è di proprietà comunale per poi intervenire
SAN MARCELLO. Il Comune di San Marcello-Piteglio è disposto a mettersi in gioco per il recupero del campo sportivo di Piantaglio ed ha già interessato gli uffici tecnici per capire, con sicurezza, se il bene immobile è di proprietà dell'amministrazione comunale targata Luca Marmo. Dopo l'appello lanciato alcuni giorni fa da Federico Pagliai, infermiere e scrittore de La Lima, per salvare dal degrado e dall'abbandono il campetto di calcio, non regolamentare, ma che nei decenni passati ha visto generazioni di giovani “tirare di pallone”, in quel fazzoletto di terra che costeggia il torrente Lima, molte persone che ci hanno giocato hanno raccolto lo spunto di Pagliai e hanno dato vita a ricordi. “Il Tirreno” ha sposato questa iniziativa e ha lanciato l'appello ai lettori: mandate alla casella di posta elettronica pistoia@iltirreno.it i ricordi e foto.
«Sono convinto che quel campo sportivo - spiega il sindaco - sia di nostra proprietà, ma dobbiamo esserne sicuri e quindi ho dato mandato agli uffici tecnici di verificare. Se la risposta è positiva, noi siamo disponibili a parlarne. Potremmo anche seguire la strada dello strumento del “microprogetto”, cioè progetti portati avanti dalla popolazione e sottoposti all'amministrazione».
Intanto il giornalista Alessandro Bugelli, originario della montagna pistoiese, ci ha inviato un ricordo legato a quel campino: «Avevo 13 anni quando per la prima volta potei giocare al “campo della Lima”, che per noi ragazzini di Mammiano rappresentava l’icona del campo da calcio, insieme a quello di San Marcello (che era considerato magari come lo “stadium” per importanza e per grandezza). Era un sabato di primavera, marzo, forse aprile del 1977 e “quelli grandi”, capitanati dal mitico Duilio fecero giocare alcuni di noi “bimbetti”, per “provarci”, per vedere di tirarci fuori qualcosa di buono per “svecchiare” la squadra. Quella del Mammiano, ovviamente, maglie (beneauguranti) arancioni. Come l’Olanda “totale” di quegli anni. Io, Andrea, Emilio, e pochi altri "eletti" convincemmo chi di dovere, ci integrammo alla grande. Fu il primo acuto di una consuetudine del sabato pomeriggio, la partita “con quelli grandi”. Quasi un trampolino di lancio. Non ci si rendeva conto, ma era una scuola. Una scuola calcio bella e buona, che ti formava, ti forgiava e ti preparava alle battaglie più dure, agli scontri più cruenti con i tuoi coetanei, dai quali uscivi spesso vincitore, abituato come eri a “lottare” contro uomini. Contro “quelli grandi”. Con il sogno di venire selezionati per il celebre “Torneo di San Michele” a settembre, un must, ambìto in tutta la montagna».
«Ogni sabato erano partite tirate - prosegue Bugelli -, contrasti incredibili, calci e “zampate” con il dolore che durava giorni, ma erano anche complimenti e promozioni sul campo. Era come giocare una finale di Champions tutti i sabati. E c’era anche tanto pubblico a vedere. Il “campo della Lima”, custode di sogni, ispiratore di gioie e dolori e compagno di crescita mi ha dato tanto. Ma tanto davvero. No, non ero un gran calciatore, forse un discreto “terzino” o “libero”, ma nulla di più, la mia carriera si è fermata pochi anni dopo e non mi ricordo perché. Ma mi ricordo, indelebili, le giornate, i sabati al “campo della Lima” che davano un senso compiuto al week end. Ci bastava quello. Anzi, non bastava mai». —
Carlo Bardini
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