Il Tirreno

Pistoia

la proposta 

Banca dati e la telemedicina per la sanità in montagna

Banca dati e la telemedicina per la sanità in montagna

Dalla Cgil arriva il progetto per venire incontro alle esigenze dei cittadini «Si può fare, e ora aspettiamo una risposta da amministrazioni, Asl e Regione»

3 MINUTI DI LETTURA





SAN MARCELLO. Eccola, la proposta. Arriva dalla Cgil e riguarda i problemi della sanità nell’area della montagna pistoiese. Dalle denunce alla possibile soluzione, insomma.

Ed è una prima, grande novità. La seconda riguarda il merito. Anche se in questo caso, forse, non è proprio assoluta. La risposta, infatti, la telemedicina, l’e-healt. La pratica della salute attraverso il supporto di strumenti informatici, insomma. Il progetto è elaborato da Spi-Cgil di Pistoia, Lega Spi-Cgil della Montagna Pistoiese, Fp Cgil di Pistoia e Fp Cgil Medici Toscana.

Ad illustrarla Corrado Catalani, della Cgil Medici. «La nostra è una proposta attuabile – spiega – che nasce dalla consapevolezza che la sanità in Toscana è ancora un valore e dall’analisi dei dati non nostri, ma proprio della Regione. Da qui si passa ai bisogni, che in un’area particolare come quella della montagna pistoiese, non possono che essere essenzialmente due: consolidamento dei servizi e ottimizzazione delle risorse. Sollecitati dallo Spi abbiamo deciso di studiare e portare avanti una nostra proposta che cambia anche il linguaggio del sindacato».

Proposta che verte sull’avvicinamento del servizio al cittadino, e non viceversa, e appunto l’applicazione di strumenti del telemedicina. «La base è la costruzione di una rete di dati già esistenti, ma che vanno raccolti e selezionati. Quindi – prosegue – l’attivazione di servizi infermieristici finalizzati ad erogare terapie, magari anche coi farmaci finora disponibili solo negli ospedali. Necessaria, poi, una mappatura dei rischi per favorire una prevenzione attiva. Non è un discorso futuribile. Si può fare e farlo».

Un piano attuabile, dunque. Come conferma Andrea Brachi: «Con la telemedicina si può rispondere ai bisogni della gente. Certo serve attenzione organizzativa e più Oss, perché in 3 non possono coprire tutto il territorio. E servono i protocolli per rendere tutti operativi». Attenzione, insomma. Quella che reclama Laura Piccini della Lega Spi-Cgil di Pistoia, promotrice dell’intera operazione. «I problemi esistono a tutti i livelli. Anche i medici di famiglia – racconta – sono pochi (8 in totale, ndr) e alcuni che conoscono il territorio stanno andando in pensione. Chi arriva spesso non copre più di 10 visite al giorno, ma ne servirebbero almeno 20 o 30. I cittadini si sentono soli».

Da qui il progetto della telemedicina. Considerato un intervento a basso costo, anche se una cifra ancora non è stata stabilita. «Probabilmente il bicchiere della sanità è davvero mezzo pieno – dice Fabrizio Baldi – ma a noi interessa le metà vuota. Il diritto alla salute è di tutti e i cittadini della montagna pistoiese non sono di Serie B».

Idea sottoscritta anche dagli altri “firmatari” del progetto telemedicina, Silvia Biagini della Cgil e Massimo Cecchi della Fp-Cgil. Progetto reso pubblico non a caso: ora serve una risposta. «È la prima volta che presentiamo una piattaforma compiuta per la montagna – concludono alla Cgil – e ora amministrazioni, Asl e Regione devono rispondere a questa proposta. Noi di sicuro sulla sanità non molliamo». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web