Italia
Tragedia a Pistoia: dà un calcio al padre dell’amico dopo la lite, lui cade e muore
Prima il litigio e gli insulti, poi il dramma: l'uomo sarebbe uscito di casa impugnando uno stiletto. Colpito da un calcio, muore sbattendo la faccia a terra. Il giovane aggressore tenta di rianimarlo: «Mi sono rovinato»
PISTOIA. Offese, e minacce, urlate in faccia con la voce impastata dall’alcol. Come era già accaduto in passato. Ma quando il padre del suo amico del cuore, nel suo andirivieni tra il giardino di casa e la piazza, è tornato fuori impugnando un piccolo stiletto, lui non ce l’ha più fatta a restare lì fermo senza reagire: ha spalancato la portiera, è sceso, e mentre l’uomo si avviava nuovamente verso il cancello, gli ha sferrato un calcione nel sedere. Già barcollante, Flaviano Nocentini, 58enne operaio vivaista pistoiese, è caduto a peso morto in avanti, sbattendo la faccia e la fronte sull’asfalto: è stata quasi certamente la frattura del setto nasale a causargli le lesioni cerebrali che lo hanno ucciso sul colpo. Teatro della tragedia, poco dopo le 22 di sabato, piazza Salvatore Carnevale, alla periferia est di Pistoia.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.17746301:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/muore-dopo-la-lite-con-l-amico-del-figlio-il-giovane-dopo-il-calcio-fatale-mi-sono-rovinato-la-vita/115899/117494]]
A finire in carcere per omicidio preterintenzionale, Alessio Bini, 22 anni, di Montale, operatore sanitario in una Rsa per anziani di Pistoia e a lungo volontario sulle ambulanze della Croce d’Oro di Montale, paese della Piana pistoiese. Lui stesso, assieme al figlio della vittima, Jonathan Nocentini, 27 anni, anch’egli volontario del soccorso, hanno cercato di rianimare la vittima. Invano. «Cosa ho fatto, cosa ho fatto, la mia vita è rovinata» gemeva accanto al cadavere prima che i poliziotti lo portassero in questura.
Adesso, su disposizione del pm Claudio Curreli, il giovane si trova rinchiuso in carcere, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Sarà intanto il medico legale incaricato dalla procura a dover confermare se la morte è avvenuta o meno a causa dei frammenti di osso penetrati nel cervello. Alessio e Jonathan (che svolge solo qualche lavoretto saltuario) sono amici da anni. Durante i quali Alessio ha cercato di prendersi un po’ cura dell’amico più grande. Che, con la sua famiglia un po’ disagiata, fin da bambino ha avuto a che fare con problemi per i quali, a scuola, aveva avuto bisogno di un insegnante di sostegno. Fatto sta che i due ragazzi – anche volontari insieme fino a poco tempo fa – spesso uscivano insieme anche la sera. Nonostante la contrarietà della vittima, che non voleva che il figlio frequentasse quel giovane che secondo lui era un poco di buono. E che non mancava di offendere ogni volta che gli capitava davanti. Soprattutto quando aveva bevuto. Come sabato sera.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.17746208:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2019/02/11/news/non-volevo-fargli-del-male-solo-una-leggera-spinta-1.17746208]]
LA TRAGEDIA. Sono circa le 22. Al volante della sua auto, Alessio arriva davanti alla villetta al numero 4 di piazza Carnevale. Al suo fianco, Jonathan, che deve prendere qualcosa in casa, dietro un altro amico. Flaviano Nocentini li sente arrivare. Claudicante per l’alcol e per un recente infortunio a un piede, esce, e si avventa contro l’auto. Le sue urla le sentono anche i vicini, da dentro le loro abitazioni. E che non si affacciano, perché sono abituati alle liti che vede il 58enne operaio come protagonista. Alessio risponde alle offese da dietro il finestrino, mentre l’uomo fa avanti e indietro fra il piccolo giardino e la piazza. E reagisce solo all’ultima sequela di invettive, forse perché questa volta Flaviano Nocentini si era presentato impugnando un piccolo stiletto. Così esce dall’auto e sferra il calcio che toglie la vita al padre del suo amico e rovina la propria. Alessio e Jonathan si precipitano sull’uomo, immobile sull’asfalto. Lo girano. Non respira e tentano di rianimarlo. Aggrediti a quel punto da Ciro, il cagnolino di famiglia, che pensando che il suo padrone sia in pericolo, si avventa su di loro. Tanto che poi Jonathan dovrà essere portato all’ospedale per i morsi subiti alle mani.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.17746197:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2019/02/11/news/mi-diceva-barbara-aiutami-aiutami-e-veniva-verso-di-me-sporco-di-sangue-1.17746197]]
Le urla di disperazione fanno uscire i vicini. Qualcuno chiama il 118. Ma anche le manovre dei soccorritori non sortiscono effetti. Intanto sul posto accorrono i poliziotti della Squadra volante, seguiti dagli investigatori della Squadra Mobile. Alessio, sconvolto, disperato, racconta ciò che è successo e viene portato in questura. Dove vengono accompagnati poi anche l’altro amico che si trovava in auto e alcuni vicini di casa, per avere una ricostruzione completa della tragedia. A notte fonda, la salma dell’operaio viene trasportata all’obitorio in vista dell’autopsia, mentre il 22enne operatore sanitario viene portato nel carcere di Santa Caterina in Brana. Con l’accusa di omicidio preterintenzionale
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
