Sicurezza
Urla e schiaffi alla moglie «Hai comprato cose inutili»
I comportamenti violenti a danno dei familiari sono trasversali alle classi sociali anche se la disoccupazione gioca spesso un ruolo
pistoia. C'è un uomo di 68 anni, sposato da 44, due figli grandi. Nessun rapporto prima del matrimonio, poi la moglie diventa cosa sua. I litigi, quindi le violenze. L'uomo le aveva già subite, da piccolo. Il padre gli perdonava poco, neppure a tavola quando diceva di non gradire alcuni cibi. Punizioni corporali per sue mancanze, data l'età, dati i gusti. . Da sposato, nonostante le soddisfazioni sul lavoro, la tendenza a dimostrare di essere più forte e determinato della consorte. Ecco le urla, gli schiaffi, magari perché la donna aveva comprato cose inutili per la casa.
È solo un esempio. Ce ne sono altri.
Come il 50enne vestito bene, giacca elegante. I nervosismi e le tensioni in famiglia iniziano quando perde il lavoro, da ben pagato, i viaggi, i progetti, a senza stipendio. Non beve ma sbotta. Nessun pugno, ma la sedia lanciata contro il muro, gli strattoni e le spinte alla moglie. Esplosioni di rabbia, la faccia che cambiava. Meccanismi della mente. L'altro dall'infanzia serena, educazione universitaria, l'uomo che usa violenza su una donna considerato come un mostro, un vigliacco da punire. Qualcosa cambia, da adulto. Con la moglie discussioni, litigate, reazioni prepotenti, manesche. La donna mi provoca, pensa, a lei non va bene niente di me, sono sull'orlo dell'esasperazione. Qui sta il motivo della rabbia che esplode incontrollata. E rovina l'esistenza.
In cura al Centro ascolto uomini maltrattanti, delle 681 richieste dal 2009 a oggi, per il 92% sono italiani. La maggior parte (il 71% del totale) si presentano spontaneamente, o “spintaneamente” come coniano gli operatori, ovvero su spinta della compagna oppure dei figli.
Dall'esperienza dell'associazione, «il comportamento violento risulta trasversale per status socio-economico. La distribuzione per età, invece, richiama la classica forma a campana: la maggior parte degli accessi, ovvero il 62%, riguarda la fascia d'età tra i 31 e i 50 anni. Ai margini i giovani adulti e l'età adulta avanzata».
Bussano agli sportelli uomini che svolgono svariate professioni, ma l'incidenza della disoccupazione si avverte eccome: il 13% delle persone gestite dal Cam ha perso la sicurezza del posto di lavoro. Giocano un ruolo pure i figli: il 77% di coloro che accedono al Centro ascolto è infatti padre. I figli in alcuni casi avvertiti come macigni, il pensiero di non avere la forza per sostenerli, per dare loro una vita dignitosa. Sono vittime, questi uomini, non possono essere dimenticati.
Devono pagare per ciò che hanno fatto, ma vanno sostenuti, gridano aiuto. Non basta la sola repressione, com'è evidente. —
L.S.
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