Toscana
«Penalizzati dall’allarme xylella così gli olandesi ci beffavano»
Mati: le nostre piante erano ok ma la loro fama era negativa, due anni fa i nostri concorrenti venivano qui a comprarle e poi le rivendevano loro
PISTOIA. Nello scacchiere dell’economia mondiale, chi gioca senza una grande nazione alle spalle, rischia di buscarle di brutto. Per questo tutti gli esponenti del vivaismo nazionale ieri in audizione davanti alla commissione agricoltura del Senato, hanno insistito sulla necessità di una maggiore tutela da parte dello stato per le produzioni locali.
Luca De Michelis, presidente del Distretto florovivaistico ligure, ha lanciato il tema parlando della necessità di sviluppare marchi di tutela e garanzia dei prodotti nostrali. Mati ha ripreso la questione parlando di come, due anni fa, i concorrenti olandesi sfruttarono la poca credibilità delle autorità italiane sull’allarme xylella. «Le nostre piante erano pulite, ma il messaggio che passò fu il contrario. Ne approfittarono gli olandesi, che venivano a comprare le nostre piante e le rivendevano poi con le loro garanzie. Ma si sa che gli olandesi sono corsari nati».
Secondo Francesco Mati, anche i toni troppo accesi nei confronti dell’utilizzo dei fitofarmaci nel vivaismo fa parte di una cultura che tende a penalizzare gli operatori del settore. «I fitofarmaci sono indispensabili – ha sottolineato – come lo sono per l’uomo gli antibiotici. Chiaro che vanno usati secondo precisi criteri. Anche per questo stiamo lavorando, insieme al Comune di Pistoia e all’Università Sant’Anna di Pisa, per definire insieme regole di utilizzo e punti di riferimento. Insomma, siamo impegnati in prima persona, certi toni catastrofisti mi sembrano esagerati».
Anche Luca Magazzini (vedi articolo in questa stessa pagina) ha molto insistito sulla necessità di fare chiarezza sull’utilizzo dei fitofarmaci. Ed ha anche chiesto che i controlli doganali sul materiale vegetale che arriva dall’estero siano improntanti al massimo rigore, anche per evitare la diffusione di agenti patogeni provenienti dall’estero.
Al termine degli interventi dei rappresentanti del florovivaismo hanno preso la parola alcuni membri della commissione agricoltura. Tra questi il senatore FdI pistoiese Patrizio La Pietra, che si è detto a sua volta soddisfatto che le questioni del florovivaismo fossero state per la prima volta trattate in una commissione del Senato. Ha quindi fatto riferimento al Piano nazionale del settore florovivaistico, approvato per il biennio 2014-2016, fitto di indicazioni sulle azioni da compiere e gli obiettivi da centrare per far crescere il settore economico, a livello locale, nazionale e internazionale. «Un piano portato a Roma – ha rilevato La Pietra – ma poi rimasto chiuso in un cassetto e sostanzialmene disapplicato». La Pietra ha chiesto agli esponenti del vivaismo se quella può essere considerata una base ancora utile per provvedimenti a sostegno del vivaismo. La risposta è stata positiva. Come dire: le cose da fare sono chiare, basterebbe cominciare a realizzarle. —
F.C.
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