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La commissione d’inchiesta: nuovo impianto sì ma no a Tana Termini

Luca Signorini
La commissione d’inchiesta: nuovo impianto sì ma no a Tana Termini

Sopralluogo dei consiglieri regionali sui monti di Popiglio «Ubicazione sbagliata, va individuata un’area più idonea»  

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Pistoia. Su Tana Termini a sollevare dubbi non è tanto il progetto di riattivazione dell’impianto – un modello anaerobico con estrazione del biogas dai rifiuti organici per la produzione di metano e compost finale organico – ma la localizzazione del sito. Dentro l’alveo del torrente Lima, in una “gola” sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico, dove svetta sull’altura il borgo di Lucchio, sulla statale del Brennero, al confine tra le province di Pistoia (il paese più vicino è Popiglio) e Lucca.

Dal Cassero emergono invece altre questioni: l’assenza normativa per le discariche delle certificazioni antincendio e di un codice unico per il monitoraggio e lo smaltimento dei rifiuti gestiti. Si parla di antincendio proprio all’impianto di Serravalle, colpito da un grande rogo il 4 luglio 2016, poi sequestrato per un annetto e finito al centro di un’inchiesta penale insieme ai vertici della società che lo gestisce, Pistoiambiente.

Fatto sta che iIl viaggio in territorio pistoiese della Commissione regionale d’inchiesta sui rifiuti si chiude con una precisa volontà e diverse indicazioni. La volontà è per Tana Termini. Spiega il presidente Giacomo Giannarelli (Movimento 5 Stelle), accompagnato da Elisa Montemagni (Lega) e Maurizio Marchetti (Forza Italia): «Invitiamo il governatore della Regione Enrico Rossi e la sua giunta a individuare un’area più idonea per la riattivazione di un impianto del genere, di cui sosteniamo la soluzione tecnologica ma non la localizzazione in questo luogo per il suo contesto ambientale».

La Pistoia Compost, che sta per rilevare la discarica chiusa nel 2016 a seguito del fallimento della Sistemi Biologici, ha messo sul piatto 600.000 euro, compreso un fondo massimo di 360.000 che servirà a smaltire (entro luglio) le circa 5.000 tonnellate di rifiuti speciali (ma non pericolosi) ancora stoccati in quelle superfici. Si tratta di un rischio di impresa, perché non è sicuro che la Regione Toscana possa concedere l’autorizzazione alla riattivazione dell’impianto, che riceverebbe una quarantina di camion al giorno (e 31.000 tonnellate di rifiuti) per produrre 2,5 milioni di metri cubi di metano.

«Non siamo contrari a prescindere, per noi è sbagliata l’ubicazione, e il passato funzionamento della struttura che dava problemi come il cattivo odore, oltre al continuo passaggio dei mezzi pesanti tra questi piccoli paesi», dice Fabio Nesti, presidente del Comitato di cittadini nato di recente per «avere la possibilità di sedersi ai tavoli con le istituzioni». Molte le persone in attesa di risposte fuori dai cancelli.

Tutt’altre vicende interessano la discarica del Cassero, che invece funziona, anche se a regime ridotto visto il procedimento penale pendente che vuole accertare le reali cause dell’incendio scoppiato due anni e mezzo fa. Giannarelli, accompagnato dal vicepresidente di Commissione Francesco Gazzetti (Pd), evidenzia la «necessità del ruolo istituzionale della Regione per verificare il fabbisogno in Toscana per il conferimento dei rifiuti. Non possiamo rischiare di far portare gli scarti di lavorazione tessile e cartario fuori dai nostri confini, sarebbe un costo insostenibile per le aziende del distretto».

La discarica di via del Redolone gestisce infatti questo tipo di rifiuti, e per scongiurare la chiusura voluta da molti negli ultimi tempi ha investito denari per migliorare il modello di gestione. Lo spiegano i rappresentanti di Pistoiambiente: dall’installazione delle telecamere sul perimetro dell’area per evitare intrusioni indesiderate, al potenziamento del sistema antincendio, fino all’utilizzo del materiale inerte di cava per la copertura dei rifiuti stoccati nelle vasche di accumulo.

La Commissione d’inchiesta sui rifiuti segna sul taccuino “criticità e opportunità” per preparare la sua relazione da sottoporre alla giunta regionale. Su Tana Termini la valutazione è unanime: va chiusa, con la possibilità per l’azienda che si è aggiudicata l’impianto di individuare un altro luogo per produrre metano.

Sul Cassero, in pianura, invece, c’è da capire se serve davvero alle piccole e medie imprese del territorio, per non costringerle ad essere strozzate da più alti costi per lo smaltimento dei rifiuti. Con la beffa della carenza legislativa sulle disposizioni antincendio: per Giannarelli è una battaglia che la Toscana può intraprendere a livello nazionale. —

Luca Signorini

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