Gioco
Costo della vita, una stangata: Pistoia settima città in Italia
Primo posto in Toscana per i rincari che hanno subito le famiglie nel 2018. A pesare sul portafoglio soprattutto le spese per gas metano ed elettricità
PISTOIA. Anche se nel 2018 l’inflazione media è rimasta allo stesso livello del 2017, con un tasso dell’1,2%, per le famiglie italiane il costo della vita è aumentato in media di 285 euro. Ma una stangata ancora più pesante ha colpito la città di Pistoia, settimo capoluogo di provincia in Italia per quanto riguarda i rincari: 429 euro in più a famiglia.. Il dato arriva da un’analisi eseguita dall’Unione nazionale consumatori sui dati Istat, nella quale, ancora una volta, va a Bolzano la palma di città più cara d’Italia. Con un tasso di inflazione dell’1,9% e rincari che hanno raggiunto 632 euro a famiglia. A Potenza gli aumenti sono stati dieci volte inferiori a quelli della città altoatesina: 63 euro, grazie al tasso di inflazione più basso d’Italia (0,3%).
Tra le città più care, dopo Bolzano, si posiziona Reggio Emilia, con un incremento dei prezzi dell’1,8% (505 euro), al terzo posto Forlì/Cesena, dove l’inflazione dell’1,7% implica un’impennata del costo della vita di 477 euro. Seguono Lecco (472 euro), Ravenna (449 euro), Lodi (444 euro), Pistoia (429 euro), Arezzo (403 euro), Cuneo e Bologna (395 euro per entrambe).
Pistoia, quindi, con un tasso di inflazione dell’1,6%, è la città con i rincari più alti in Toscana.
«Per le famiglie si tratta di rincari che hanno peggiorato pesantemente la loro condizione, dato che gli stipendi e le pensioni non sono certo aumentati quanto il costo della vita» , commenta il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona, che avverte: «Finché tutto aumenta tranne quanto le famiglie percepiscono, è chiaro che i consumi resteranno al palo ed il Pil non potrà salire in modo significativo».
Secondo i dati diffusi dall’Unc, l’aumento medio dei prezzi, come detto, a Pistoia è stato dell’1,6%. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche sono aumentati di meno: 1,2% nell’arco dell’anno (1,7% l’aumento del pane, 1,2 quello di latte formaggi e uova, 4,2 quello delle verdure; ma la frutta è scesa dell’1,4%, olii e grassi dell’1,5). Il settore che incide di più sui conti delle famiglie, cioè i trasporti (gasolio, benzina, treni, bus) è invece in linea con l’inflazione generale, del 1,6%.
Il vero boom è nella categoria “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili”, che ha segnato una crescita del 5,2% sul dicembre 2017. A pesare più di tutti, l’aumento del gas metano: 12,1%. Ma anche l’energia elettrica è aumentata quattro volte la media del paniere Istat, toccando l’8,6% di aumento su base annua. Solo di poco più basso l’aumento registrato dalle bollette dell’acqua, che sono salite del 6,7%, nonostante gli impegni istituzionali a tenere bassi gli aumenti. L’aumento più leggero (ma anch’esso, comunque, ben oltre l’inflazione) riguarda il costo della raccolta rifiuti, che le famiglie pagano attraverso la Tari. —
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