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Caccia all’azienda responsabile dell’inquinamento dei pozzi

Massimo Donati
Caccia all’azienda responsabile dell’inquinamento dei pozzi

Al momento sono solo quattro le famiglie rimaste completamente a secco ma già domani Publiacqua provvederà ad allacciarle alla rete idrica

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serravalle. Per precauzione, un’area volutamente vasta quella interessata dal divieto. In cui però sono più le aziende e i terreni coltivati a vivaio che le abitazioni. Fatto sta che, dopo l’allarme lanciato dal Comune per i pozzi inquinati dal Pvc, le famiglie rimaste completamente a secco si contano sulle dita di una mano. E – come spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Serravalle Federico Gorbi – anche per loro i problemi di approvvigionamento idrico si dovrebbero risolvere già nella giornata di domani, grazie alla collaborazione di Publiacqua, che realizzerà degli allacciamenti volanti con l’acquedotto.

Insomma, attualmente nella zona di Ponte Stella e di via del Redolone la priorità più impellente è quella di individuare la causa dell’inquinamento della falda acquifera che ha comportato da venerdì pomeriggio il divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi per qualunque uso domestico, da quello alimentare, al lavaggio di stoviglie e panni, alla semplice doccia. La stragrande maggioranza dei proprietari di pozzi è infatti anche allacciata all’acquedotto pubblico. Comprese le abitazioni all’inizio di via del Redolone (dal numero 7 al numero 25/A) alle cui spalle si trova il pozzo in cui è stata rilevata la maggior concentrazione di cloruro di vinile: oltre mille volte il limite consentito dalla legge per questa sostanza cancerogena, un tipo di Pvc utilizzato per lucidare parti plastiche o verniciature. Nei campioni prelevati da vari pozzi privati e pubblici il 10 dicembre scorso dai tecnici pistoiesi dell’Arpat sono stati riscontrati valori abnormi (in un caso 150 volte superiori al consentito) anche di un’altra sostanza pericolosa, l’1-2 dicloroetilene, un solvente che viene spesso utilizzato nello stesso tipo di lavorazioni in cui si usa il cloruro di vinile. Proprio per questo il Comune ha già dei sospetti su quale possa essere l’azienda della zona responsabile dello sversamento che ha inquinato la falda.

«Uno sversamento recentissimo o in atto – spiega l’assessore e vicesindaco Federico Gorbi – in quanto il Pvc è una sostanza molto volatile, che si dissolve in tempi brevi. Abbiamo già fornito tutti i dati ad Asl e Arpat. Stiamo indagando più rapidamente possibile: prima si scopre l’origine e prima si risolve il problema».

Se individuato, il responsabile dell’inquinamento sarà anche chiamato a ripagare i costi sostenuti per far fronte all’emergenza. In primis quelli per gli allacciamenti all’acquedotto della famiglie rimaste a secco. «Ad ora – spiegano Gorbi e l’assessore alle Partecipate Roberto Bardelli – le famiglie individuate sono quattro. Vogliamo ringraziare Publiacqua per la collaborazione. Lunedì (domani, ndr), anche se non si tratta di suoi clienti, l’azienda provvederà ad allacciarle al vicino acquedotto: una in via definitiva, le altre con allacciamenti volanti. Il costo verrà sostenuto dal Comune, vedremo se anche attraverso la Protezione civile».

Come detto, per precauzione il Comune ha volutamente sovradimensionato l’area a rischio, estendendo il divieto fino a un chilometro dal pozzo maggiormente inquinato.

«Lunedì (domani, ndr) – spiega Gorbi – effettueremo prelievi in altri 20 pozzi, nelle zone più distanti, per poterle escludere dal divieto: ad esempio a Ponte Stella in via della Dogaia, e poi in via Casa Bianca e via del Cassero. Trattandosi di soli due elementi inquinanti da individuare, i risultati dal laboratorio di analisi che abbiamo contattato li avremo in soli due-tre giorni». —

Massimo Donati

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