Il Tirreno

Pistoia

dialoghi sull’uomo  

Un’avventura lunga dieci edizioni: «Così Pistoia produce cultura»

Fabio Calamati
Un’avventura lunga dieci edizioni: «Così Pistoia produce cultura»

Dal 24 al 26 maggio la decima edizione del festival di antropologia: parla la direttrice Giulia Cogoli

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PISTOIA. E così siamo arrivati alla decima edizione da quando, venerdì 28 maggio 2010, Giulia Cogoli salì sul palco del tendone allestito in piazza del Duomo per la prima edizione dei “Dialoghi sull’uomo” e davanti alla platea gremita riconobbe: «È una bellissima partenza». Da allora il festival dell’antropologia ha messo solide radici in città e oltre. I numeri sono lì a dimostrarlo. La decima edizione si svolgerà dal 24 al 26 maggio. Ma Giulia Cogoli, co-ideatrice del Festival, se lo aspettava di arrivare fin qui?. «Il progetto voluto, oltre che da me, da Ivano Paci e Luca Iozzelli (passato e attuale presidente della Fondazione Caripit, che finanzia la kermesse) non nasceva a breve termine. Puntavamo a fare più edizioni, sperando che l’iniziativa crescesse. Ma non ci aspettavamo che già il primo anno facessimo 9.000 presenze. Come non mi aspettavo che in nove anni si sia riusciti a più che triplicare questo pubblico. No, non me lo sarei mai aspettato, fare questi numeri in un periodo in cui tutti i festival culturali segnano il passo».

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L’avere come base una città media come Pistoia è un vantaggio o una zavorra?

«Sicuramente un vantaggio. Il festival è nato anche per accendere un faro su Pistoia, cercando di attrarre un turismo di qualità. Poi c’è stato l’anno di Pistoia capitale, dove i Dialoghi sono stati una parte importante dell’offerta culturale e hanno prodotto uno sforzo importante, con una crescita del pubblico del 40 per cento. Ma anche in quell’anno non abbiamo voluto aumentare le nostre dimensioni standard: trenta incontri, distribuiti in tre giorni. Nessun gigantismo, come invece hanno scelto di fare altri festival».

Da dieci anni lei è spesso a Pistoia, sicuramente ha imparato a conoscerla. Trova che la città e i pistoiesi siano cambiati anche loro, con i Dialoghi?

«In questi anni ho conosciuto Pistoia e ho imparato ad amarla molto. I cittadini di Pistoia ci hanno dato molto. Sono passati da un atteggiamento tra la curiosità e l’indifferenza, all’inizio, ad una grande voglia di partecipazione. Basti pensare al grande lavoro di coinvolgimento che facciamo con le scuole. Dieci anni fa l’incontro preliminare lo facemmo al Piccolo teatro Bolognini che peraltro non era neanche pieno. Ora usiamo il teatro Manzoni, che si riempe completamente. Per fortuna trasmettiamo l’incontro in streaming, per chi non potesse esserci».

In che modo oggi Dialoghi porta il nome di Pistoia fuori dai suoi confini?

«Dialoghi è un festival dell’antropologia, ma non solo. Pistoia è diventata produttrice di cultura per tutta Italia. Basti pensare ai ventimila studenti raggiunti per via telematica. Molti di loro sono poi venuti fisicamente a Pistoia, magari hanno approfittato della gita scolastica per visitare Pistoia e non Firenze. Pensi alle associazioni del terzo settore che coinvolgiamo, come quelle che accolgono i migranti. Poi ci sono i nostri libri, il nostro canane You Tube. No, Dialoghi non sono solo tre giorni di incontri, sono un progetto che ha al suo centro Pistoia».

Il tema di quest’anno è “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie, destini”. Impossibile non pensare alla marea montante, culturale e politica, del sovranismo, che in tutta evidenza si nutre di messaggi opposti. La scelta del tema è stata in qualche modo guidata da uno sguardo all’oggi?

«Quello della con-vivenza è un tema antropologico, che non si esaurisce ad esempio nella convivenza tra popoli. Penso ad esempio alla capacità di con-vivere con il pianeta, le questioni dell’ambiente e del global warming. Non partiamo da dei preconcetti, quello che spero è che Dialoghi sappia offrire un mosaico di idee e di riflessioni il più aperto possibile, in cui ciascuno possa trovare qualcosa di importante». —

Fabio Calamati

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