Sicurezza
Braccio di ferro tra Comune e Provincia sulle aree per i vivai
Pistoia, sotto accusa la variante al Ptc
PISTOIA È scontro duro tra Provincia e Comune di Pistoia sul tema delle aree da dedicare all’attività vivaistica. Al centro della contesa, il Piano territoriale di coordinamento della Provincia, che dopo essere stato finalmente adottato nel maggio scorso (in realtà le procedure erano iniziate nel dicembre 2014), ha ricevuto 47 osservazioni, molte delle quali centrate proprio sui confini che dovrebbe avere l’attività vivaistica nella piana. . I confini del vivaismo è un tema sensibile quant’altri mai, a Pistoia, come è facile capire: la presenza delle attività vivaistiche sulla piana è già molto forte e tutto il mondo ambientalista è preoccupato di una sua ulteriore espansione. A torto o a ragione, i vivai sono spesso considerati un rischio per l’ambiente, per l’uso di sostanze chimiche, per la modificazione dei terreni che portano con sé (ad esempio l’impermeabilizzazione indotta dalle attività vivaistiche). Naturalmente i vivaisti rifiutano queste etichette e tendono a presentare la loro attività come una fabbrica di ossigeno.
In questa situazione si inserisce il Piano territoriale di coordinamento (Ptc) che la Provincia è chiamata ad adeguare alle nuove normative: per questo c’è bisogno di una variante generale. Secondo la Provincia stessa (il responsabile tecnico dell’operazione è Renato Ferretti) non c’è nella variante di Ptc nessuna nuova area vocata al vivaismo: ci si è limitati ad applicare la legge regionale e a riconoscere come area vocata quella che nei 10 anni precedenti ha ospitato delle attività a vivai. L’altro criterio è stato dare continuità alle aree, unendo le zone contigue».
Ma questo, secondo gli ambientalisti, ha portato ad una espansione pericolosa delle aree vocate, in particolare nella zona pedecollinare. Per cui le osservazioni di Wwf, Legambiente, comitati vari, insistono tutte sullo stop all’espansione del vivaismo. Tutte osservazioni respinte dalla Provincia, secondo la quale – come detto – l’espansione in questione non ci sarebbe.
Ma a sparare sul Ptc c’è anche il Comune di Pistoia, la cui osservazione – datata 5 luglio 2018, quindi dopo l’insediamento della nuova giunta di centrodestra guidata da Alessandro Tomasi – è anzi una delle più critiche. “Il nuovo perimetro (delle aree vocate a vivaismo, ndr) interessa un’area molto più vasta (di quella identificata dal Regolamento urbanistico di Pistoia, ndr), fino alla prima collina, occupando una porzione di territorio periurbano, fragile dal punto di vista ambientale, paesaggistico, infrastrutturale e idrogeologico”. Il Comune fa 16 osservazioni, e con l’ultima chiede addirittura “la riadozione della variante, per le incongruenze riscontrate”.
Il presidente della Provincia, il Pd Rinaldo Vanni, nell’ultima seduta del consiglio, ha reagito in modo durissimo. «È inammissibile – ha detto – che si concepisca la pianificazione di un ambito sovracomunale solo se compatibile con quella di un territorio comunale. Questa non è una osservazione, è una ingerenza tecnica su scelte di carattere politico. Ci chiedono di buttare un lavoro di anni».
In consiglio provinciale attualmente non ci sono rappresentanti del Comune di Pistoia, per cui la sfuriata di Vanni è rimasta senza risposta. Il consiglio ha poi approvato le osservazioni, in attesa di essere messo in condizione di approvare definitivamente la variante al Ptc . Insomma, della questione si tornerà senz’altro a parlare. —
Fabio Calamati
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