Il Tirreno

Pistoia

economia, tempo di bilanci 

Buste paga e Tfr scomparsi cresciuti del 30% in un anno

Tiziana Gori
Alcune dipendenti dello storico ricamificio Defi Pratesi (foto Gori)
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Alcune dipendenti dello storico ricamificio Defi Pratesi (foto Gori)

Oltre ai fallimenti (sempre di più anche nel terziario) ci sono le aziende in crisi. Preoccupanti i numeri dell’ufficio vertenze della Camera del lavoro

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PISTOIA. Duemilatrecentocinquanta. Scritto in cifre: 2.350. Sono i lavoratori seguiti nel corso del 2018 dall’ufficio vertenze e fallimenti della Camera del lavoro. . E se la Cgil sperava che l’apice della crisi fosse stato superato, il numero di lavoratori che ha varcato la soglia della sede di via Puccini indica il contrario: «Sono – informa Fabio Allegri, responsabile dell’ufficio vertenze – 800 quelli rivoltisi a noi per fallimenti aziendali. In una provincia piccola come Pistoia e senza contare quelli che si sono affidati ad altri sindacati, è una cifra oggettivamente alta».

Ben 99 le aziende fallite, a fronte delle 66 del 2017. Nomi importanti, come Giusti per l’edilizia («ma dentro non c’erano già più lavoratori»), Casatex e Defi, Bruschi Sandro. Un gran lavoro, insomma, per il Tribunale fallimentare e i giudici delegati Nicoletta Maria Caterina Curci e Sergio Garofalo: 35 imprese a Pistoia, 9 a Montecatini, 8 a Quarrata e Monsummano, 7 a Pescia ed Agliana. Nessuna sentenza riguardante la montagna, ma forse perché quel territorio, tristemente, ha già dato. Sul versante dei fallimenti l’elemento che viene valutato con preoccupazione dalla Camera del lavoro è l’ingresso in questo elenco delle aziende di servizi. «Anche cooperative» precisa Allegri. Liquidazione coatta amministrativa per la cooperativa Etrusca, ad esempio, che conta 18 dipendenti.

«Soffre il terziario, soffrono i servizi, soffre il metalmeccanico ma nelle piccole aziende. Abbiamo diversi casi di ditte di installazioni che hanno cessato l’attività. Mentre a livello di big, Hitachi trascina e, con l’alto numero di commesse che è riuscita a garantirsi, rassicura per il futuro».

Tra i fallimenti di rilievo, come detto, Casatex e Defi, il ricamificio della famiglia Pratesi, di Ponte Stella, che negli anni d’oro ha venduto biancheria per la casa ai divi di Hollywood. «Sessanta i lavoratori coinvolti, in larghissima parte donne», ricorda Allegri.

Nel metalmeccanico la Surya Spa, di Monsummano, con 15 dipendenti. Nel vivaismo la Bruschi Sandro, la cui vicenda giudiziaria preoccupa e non poco la Camera del lavoro. Ci sono 40 lavoratori che vorrebbero al più presto rassicurazioni dalla curatela fallimentare: come tutti sanno, nell’ottobre 2016 il vivaio Bruschi è passato con affitto di ramo d’azienda alla Giorgio Tesi Group, che ha ripreso anche i dipendenti Bruschi. A settembre 2018 la Corte d’appello di Firenze ha raccolto l’istanza di fallimento di una parte dei creditori: «Auspichiamo che la curatela fallimentare ci faccia capire al più presto quali sono le intenzioni in merito all’affitto di Tesi».

Se 800 sono i lavoratori coinvolti in fallimenti, ben 1.550 sono quelli che hanno contattato l’ufficio vertenze per riscuotere stipendi arretrati e Tfr non pagati. In crescita del 30% rispetto al 2017. «Dipendenti di aziende in crisi e destinate probabilmente a fallire a breve. Quello delle mensilità non pagate – afferma Allegri – è un problema in crescita, e che non ha soluzione positiva. Nel 99 per cento dei casi arrivano al fondo di garanzia dell’Inps, vengono perdute. Mentre il Tfr riusciamo a farglielo riscuotere». –

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